01 Introduzione
Prova a immaginarti questa scena: sei a 400 chilometri sopra la Terra, c'è un piccolo omino, un astronauta, ed è fuori dalla stazione spaziale. Sta facendo una passeggiata spaziale, che viene chiamata una EVA. A un certo punto, nel suo casco, sente la nuca bagnata. Più si muove, più l'acqua aumenta, e si rende conto che non è sudore, ma è acqua vera e propria. E il casco si sta riempiendo d'acqua. E nessuno capisce da dove arrivi quest'acqua.
E ti provo a immaginare questo piccolo omino sulla stazione spaziale, agganciato con un cavo, lì, a 28.000 km all'ora, lì, sta per annegare. E pensa a una sola cosa: "Non posso passare alla storia come il primo astronauta che annega in orbita." E quindi cosa fa? Oggi ve lo raccontiamo. Questa è una storia vera, è la storia di Luca Parmitano, e oggi in questo episodio di In Buona Compagnia ci siamo immersi nel libro che si chiama Camminare tra le stelle.
È un libro molto corto rispetto agli ultimi che abbiamo fatto, di Carlo Rovelli e di Samantha Cristoforetti, che sono 400 pagine. Però racconta la sua storia, e ci sono secondo me delle riflessioni molto, molto importanti. Quindi, prima di cominciare, benvenuto in In Buona Compagnia. Se sei nuovo a questo podcast, quello che facciamo io e Francesco, che è mio fratello, è una cosa molto semplice. Ogni mese ci immergiamo nella storia di una persona che, secondo noi, ha fatto un lavoro bellissimo nella sua vita, e cerchiamo di condividere idee, principi, riflessioni che noi possiamo utilizzare nel nostro lavoro. E quindi benvenuto in questo episodio, che mi sembra il numero undici. Undici episodi, ragazzi, undici episodi, non male!
02 Perché tutto nasce dalla curiosità di un bambino
Ok, allora, Luca ha tanti primati, tra cui appunto essere il primo italiano della storia ad aver passeggiato fra le stelle. Però secondo me tutto deve partire da come abbiamo iniziato con Samantha, quindi da dove è nato questo sogno, da dove è partito tutto. Io non riaffronterei di nuovo tutto il percorso di selezione, anche perché in realtà Luca nel libro non ne parla, però l'abbiamo affrontato per bene nell'episodio di Samantha.
E Luca, prima di iniziare a raccontare la sua storia, inizia con una riflessione. Qual è la prima cosa che fai quando ti svegli? Lui scrive: "La prima cosa che faccio è cercare di alzarmi il prima possibile dal letto." Appena sveglio, la tentazione è di restare sdraiati sotto le coperte, al calduccio. Ma se hai messo una sveglia è perché avevi un motivo: devi andare a scuola, devi andare a lavorare, hai un impegno. Quindi per questo la cosa migliore da fare è eliminare subito la tentazione del calduccio, esporsi all'atmosfera e cominciare la giornata.
E nel libro c'è scritta una delle prime frasi: forse anche a te succede di chiederti che cosa abbia spinto le persone davvero brave a fare qualcosa, a diventare quello che sono. È quello che stiamo cercando di capire adesso. E nel caso di Luca è questo gusto per l'avventura, la voglia di scoprire il mondo, di esplorare. Anche perché l'esplorazione, quindi appunto la voglia di sapere, come dicevi tu la curiosità, ha un unico scopo, che è quello di allargare l'orizzonte, di sapere più cose, di conoscere, di scoprire l'ignoto. E quindi Luca inizia con questo aneddoto: lui da piccolino, in Sicilia, va in questo posto dai suoi nonni, una casa vicino a un bosco. E da piccolino si acchittava con uno zainetto tipo scout, andava nel bosco con i walkie-talkie a esplorare, a divertirsi, a giocare.
Come una giovane marmotta.
03 Il poster di Star Wars che accese il sogno
Esatto. Però è interessante, perché anche questo si collega con Samantha: tutto nasce in realtà grazie a suo nonno, nonno Salvatore. Perché suo nonno era un lettore appassionato di libri, e un giorno, mentre Luca stava semplicemente sfogliando le sue riviste, trova il poster, la copertina, de L'Impero colpisce ancora, quindi il quinto episodio di Star Wars, di Guerre Stellari. Lui in realtà non aveva la minima idea di che cosa fosse Guerre Stellari. Però grazie a quel poster inizia ad appassionarsi a quel mondo, ed è un po' come Samantha ha fatto con Star Trek.
E qui mi è venuta in mente una frase di Paul Graham, nel saggio Come fare un lavoro eccellente, in cui scrive: quando si leggono le biografie di persone che hanno fatto un grande lavoro, è sorprendente quanto la fortuna sia coinvolta. Scoprono su cosa lavorare grazie a un incontro casuale, o leggendo un libro che capita loro di prendere in mano. Perciò dovete rendervi un grande bersaglio per la fortuna, e il modo per farlo è essere curiosi: provate molte cose, incontrate molte persone, leggete molti libri, fate molte domande. Quindi sia la vita di Luca, sia la vita di Samantha si è letteralmente formata grazie a un film.1
04 Può un film decidere il tuo futuro?
Però ora la domanda che mi sono fatto è: va bene, sei piccolo, sei curioso, ma com'è possibile che un semplice film possa influenzare tutto il resto della tua vita? E qua prenderei come lo descrive Samantha: come dicevo prima, lui si appassiona a Guerre Stellari, Samantha a Star Trek, e lei scrive nel suo libro Diario di un'apprendista astronauta: "Non saprei dire quanto la mia passione per Star Trek abbia contribuito a orientare le mie scelte. Può sembrare eccessivo e quasi infantile attribuire a una serie televisiva un'influenza così significativa sulla propria vita, ma a volte una reazione ha bisogno di un catalizzatore, e non posso escludere che nel caso del mio sogno di andare nello spazio a fare da catalizzatore siano state proprio le avventure del capitano Kirk e del signor Spock."
Un altro evento importante è nel 1984: lui sta passeggiando in una bancarella di libri usati e trova questo libro, che arrivava direttamente dall'America, che parlava di storie un po' complicate, storie di alieni, di astronauti, di viaggi nel tempo. Non erano né racconti infantili per un bambino, né troppo complicati, però per un bambino erano abbastanza complicati. Però lui lo prende lo stesso, e scrive: "Per un alunno delle elementari, quel libro mi fece esplodere il cervello. Quei racconti mi fecero capire che c'è un mondo al di fuori di quello che possiamo vedere, di quello che possiamo pensare."
Quindi poi arriva il periodo tra medie e liceo, e lui scrive che si appassiona a due cose, alla comunicazione e alla musica. Fu però la comunicazione ad aggiungere un tassello. Perché? Perché sua mamma e suo papà erano due insegnanti, sua mamma di francese e suo papà di elettrotecnica, e durante la primavera dei suoi quattordici anni, quindi prima superiore, i suoi accettano questo scambio culturale scolastico con una ragazza americana, per una settimana, lì in Sicilia. Lui si innamora, lei non se lo caga, però grazie a lei lui scopre l'America.
C'è un altro mondo.
Questo mondo che lui non conosceva. Lui infatti scrive: "Mi innamorai dell'idea di andare a studiare all'estero per un anno intero. Non era facile da far digerire ai miei, anche perché in quei tempi non c'erano internet, email, telefoni, ma soprattutto costava, e quindi avevo bisogno di una borsa di studio. Eppure i miei genitori mi diedero fiducia, a patto che vincessi la borsa di studio." E cosa succede?
Vince la borsa di studio e parte per la California.
A 16 anni vai in California.
05 «La scoperta di non sapere niente fu bellissima»
E qui fa un incontro molto importante. Vediamo di nuovo come la vita può essere plasmata grazie a un incontro casuale, completamente a caso. Il papà della famiglia che lo ospitava si chiamava Larry, ed era un navigatore dei Marines su un F-18, un aereo da caccia. E Luca non sapeva niente di quel mondo. Come ogni sedicenne, era convinto di avere tutte le risposte possibili, e pensava che i soldati fossero persone abbastanza ottuse. Invece Larry gli dimostrò completamente il contrario e gli fece scoprire questo mondo. Quindi proviamo a immaginare: se Luca non avesse mai incontrato Larry, magari la sua vita sarebbe stata completamente diversa.
Perché è interessante: lui era nel momento storico della guerra in Iraq, quindi era super prevenuto sulle armi, sull'esercito, sui soldati. E invece, come dicevi tu, grazie a Larry scopre un altro mondo.
E qua scrive una frase molto bella: "La scoperta di non sapere niente fu bellissima. Fu un po' come scovare un tesoro."
06 «È come entrare in un tornado»: l'Accademia
"Di colpo quel cassetto in cui per anni avevo rinchiuso un sogno si spalancò, e il mio sogno era ancora lì, intatto." Nel '94 torna in Italia, e aveva deciso che dopo l'esame di maturità sarebbe entrato in Accademia Aeronautica per diventare pilota militare. Quindi qua inizia un altro percorso, come ha fatto Samantha, in Accademia Aeronautica, che lo porterà poi sulla via di diventare astronauta. Va all'Accademia Aeronautica di Pozzuoli, vicino Napoli. Ed è bello perché entrare è super complicato: oltre a un casino di test psico-attitudinali e medici, anche esami sportivi. Quindi lui va in vacanza dopo la maturità, chiama sua mamma, e sua mamma gli dice: 23 su 104. Quindi lui entra e...
Il primo giorno di accademia è il 18 agosto 1995.
E una cosa che ho pensato è che, non lo so, tu pensi a un astronauta come davvero il primo di tutti, il più forte, il più intelligente. Però lui è ventitreesimo su 104, e quello che stiamo per raccontare ha davvero dell'assurdo, e fa capire che in realtà anche gli astronauti sono persone umane, sono normalissimi. E lui scrive: "Nell'istante in cui ho messo piede lì, la mia vita è cambiata per sempre."
E scrive: "È come entrare in un tornado, tutta la realtà viene messa sottosopra. Ti prendono, ti fanno spogliare, ti rivestono di blu, ti danno tutti i libri del primo anno e ti portano nella tua stanza. Ed è solo la fine del primo giorno. Ti ritrovi con un paio di scarponcini, dei pantaloni, una camicia militare con stellette e mostrine, e un sacco con dentro giacca e maglioni invernali. Non lo sai ancora, ma quel sacco contiene tutto quello che ti servirà nei mesi successivi. Fino al giorno prima eri una persona comune, giravi a zonzo con gli amici. Entrato in accademia, diventi un allievo. E ogni volta che qualcuno ti chiama, devi scattare sull'attenti e rispondere: comandi, allievo Parmitano, e attendere istruzioni."
Quindi lui aveva solo 19 anni, in un collegio militare, in Accademia Aeronautica, ed è un allievo. Comunque non hai più la libertà che avevi prima, perché non puoi uscire quando vuoi, non puoi fare quello che ti pare, quando magari i tuoi coetanei, i tuoi amici del liceo, sono fuori, liberi tra virgolette, a fare quello che vogliono. Però lui sentiva che quello era il posto giusto per lui, e scrive: "Con una serie di opportunità che altrove non avrei mai avuto."
Quindi il primo step ora è prendere il brevetto, che si chiama BPA, molto diverso da un brevetto che uno può prendere per diventare pilota privato.
Anche solo amatoriale, giusto? Esatto.
E quindi a 19 anni sale sul primo aereo, che è un Aermacchi SF260, che lui descrive un po' come la Ferrari dei monomotori a elica.
07 Quando smise di immaginare il suo futuro
È interessante perché l'esame è strutturato in modo complicato. Praticamente ci sono nove missioni di volo dove l'istruttore ha il compito di insegnare agli allievi le manovre fondamentali del pilotaggio manuale. Però nel frattempo gli istruttori, oltre a insegnare, devono anche capire se l'allievo abbia davvero la stoffa per rimanere in aeronautica. Quindi non è solo che l'allievo deve passare l'esame: deve anche dimostrare di essere adatto. E poi chi supera l'esame decolla per la prima volta da solo. E lui scrive: "Gli esami di volo furono i giorni in cui, per la prima volta in vita mia, smisi di immaginare il mio futuro." E adesso vediamo perché.
Durante gli esami ci sono due checkpoint. Il primo, dove l'istruttore deve verificare che l'allievo abbia imparato un certo numero di manovre. Il secondo, al settimo volo, dove l'allievo prende una decisione: in quel momento può andarsene, basta; oppure, se decide di rimanere, deve affrontare l'esame, e se lo fallisce deve comunque rimanere un anno in accademia. E se ci pensi, non è una roba facile: è ancora un ragazzino, ha 19 anni. Bene. Durante il decimo volo, ogni allievo deve dimostrare all'esaminatore di essere in grado di portare l'aereo, di effettuare alcune manovre acrobatiche, di ottenere la sicurezza. A settembre del '95, il giorno dell'esame, decolla, fa le manovre acrobatiche, perfetto.
Deve mantenere anche un'area di volo, quindi l'area su cui volare.
E poi deve atterrare. Fa il primo atterraggio e non riesce. Torna indietro e non riesce ancora. In poche parole non riesce ad atterrare. Alla fine porta l'aereo a terra, ma non come avrebbe dovuto. E lui scrive: "Cado in una sorta di circolo della disperazione, perché puoi essere anche un asso nei cieli, ma se non sai atterrare in sicurezza tutto il resto è irrilevante." Quando finalmente il suo aereo arriva a terra, l'esaminatore lo guarda e gli dice: "Non me la sento di farti decollare da solo, perché non hai dimostrato sicurezza nell'atterraggio, ma hai potenzialità, quindi ti concedo una proroga." Quindi prima un'ora di volo con un istruttore, e poi puoi di nuovo rifare l'esame. Bene. Cosa succede?
08 Il peggior compleanno della sua vita
Il secondo esame coincide con il suo compleanno.
Il 27 settembre del 1995, e fa di nuovo schifo. Fa di nuovo male. Di nuovo, dopo il primo atterraggio fatto male, non riesce più a riprendersi, non riesce a lasciarsi alle spalle quello che era successo, e quindi entra in questa sorta di limbo che non lo fa performare bene. Quindi atterra, e questa volta deve aspettare il giorno dopo.
Per il verdetto della commissione. Ma lui sa che non sarà una cosa positiva. Lui spera in qualcosa, ma...
Infatti scrive: "In cuor mio, però, lo so che ho fallito. Il peggior compleanno della mia vita."
E qua scrive: "Quel giorno ho visto la fine della carriera che avevo immaginato, e non potevo accusare nessun altro dei miei errori. Non potevo puntare il dito contro un istruttore, contro il maltempo, o dare la colpa al mio aereo. L'unico responsabile del mio fallimento ero io, con la mia mancanza di preparazione adeguata. Di colpo ho dovuto fare i conti con le mie reali capacità, con le loro conseguenze, con la sicurezza in me stesso. Mi sono chiesto chi fossi e chi avrei voluto essere. Sebbene sia sempre stato portato a immaginare il futuro, per la prima volta non riuscivo a vedere niente davanti a me. Sentivo che tutto quello che avevo sognato stava per svanire. Vedevo solo una porta spalancata sul vuoto, un vuoto nero senza colori, perché non avevo idea di cosa ci fosse di fronte a me."
09 «Non sei materiale per le Frecce Tricolori»
E succede che lui va davanti alla commissione, e in realtà la commissione gli concede ancora un'altra proroga. E come va la proroga? Lui scrive: "La peggiore proroga della mia vita." Durante l'ora di esercitazione con l'istruttore fa di nuovo schifo, e quindi decolla per il terzo esame sapendo che questa volta si gioca davvero tutto per tutto, il futuro della sua carriera e della sua vita. Però atterra, finalmente, e l'istruttore gli dice: "Non è stata una performance spaziale. Non sei certo materiale per le Frecce Tricolori. Però hai volato in sicurezza. Ti promuovo con 18 trentesimi."
In questa storia è tutto un susseguirsi di eventi che cambiano la direzione della vita di Luca. Perché cosa succede ora? Succede che è il momento del lancio dello Space Shuttle Columbia. C'erano a bordo due astronauti italiani: l'astrofisico Umberto Guidoni e Maurizio Cheli. Lui ovviamente segue il lancio super interessato, super curioso. E poi succede che, durante una sessione di studio normale, non ce la faceva più a studiare, e quindi per riposarsi un attimo prende in mano un romanzo e se lo legge. Arriva un'altra persona e gli dice: "Allievo Parmitano, ma cosa stai facendo? Stai studiando e ti leggi un romanzo?" Quindi viene messo in punizione, in una sessione di studio forzato. E casualmente questa punizione coincide con il rientro dello shuttle Columbia. Quindi lui chiede il permesso, prega di poter guardare il rientro, gli viene concesso, e vede entrare lo shuttle e scendere dalla scaletta i due astronauti italiani, in particolare Maurizio.
Poi Maurizio visita l'accademia e racconta la sua esperienza in orbita, mostra tutte le foto. E qua scrive: "Dopo l'incontro con Maurizio, capii che diventare un astronauta era un percorso possibile. Magari non probabile, ma possibile."
"Sarà stata la sua storia incredibile, o l'evidente felicità di quel momento, ma un'immagine cominciava a prendere forma nella mia testa."
10 «Vale sempre la pena cercare i limiti»
"Non ero proprio sicuro di essere tagliato per l'aeronautica, però decisi di impegnarmi per diventare il miglior pilota che fossi in grado di essere." E qua scrive questa, bellissima: "Avevo capito che vale sempre la pena impegnarsi nell'addestramento. Vale sempre la pena cercare i limiti delle nostre capacità, anche a rischio di fallire. Vale sempre la pena mettercela tutta, sia fisicamente sia mentalmente, per fare qualcosa che noi riteniamo importante."
11 Perché esistono gli «esploratori professionisti»
"Nella storia della nostra evoluzione, tutto dimostra che, anche se ci possono volere anni, secoli o addirittura millenni, quello che donne e uomini riescono a immaginare, qualcun altro dopo di loro lo trasforma in realtà. Basta avere pazienza, volontà e impegno."
Prima del 1903, poter pensare di viaggiare su un aereo era una cosa completamente pazza. Non era possibile. Però questi due fratelli dimostrano invece che un oggetto motorizzato più pesante dell'aria poteva sollevarsi da terra, e una volta in volo poteva anche essere pilotato. Una cosa pazzesca.
E qua c'è una frase che è davvero bella: "Cosa sarebbe successo se i nostri antenati, davanti a ogni ostacolo, si fossero fermati? Se invece di rischiare la vita attraversando il mare o scalando una montagna per la prima volta si fossero guardati in faccia per dirsi: calma, non sappiamo cosa c'è dall'altra parte, fermiamoci qui, è molto più sicuro. In quel caso, gli esseri umani si sarebbero estinti molto tempo fa. Prima o poi avrebbero esaurito tutte le risorse disponibili, e allora, altro che astronavi, non saremmo nemmeno arrivati a costruire una zattera con dei tronchi d'albero."
Mi è piaciuta questa frase che Luca scrive, che questa capacità dell'essere umano è quella degli "esploratori professionisti". Non avevo mai pensato: sono un esploratore professionista. E qua scrive che non sono solo scienziati, sono tutte quelle persone, anche persone di tutti i giorni, imprenditori, qualsiasi persona. Sono tutte quelle persone che non si accontentano delle cose che sanno già. Sono adulti che non hanno mai smesso di guardare il mondo con gli occhi curiosi dei bambini, che hanno conservato la voglia di indagare, di scoprire, di capire. Per fortuna che esistono: se non fosse così, sarebbero guai per tutti.
12 Perché andiamo nello spazio
Tutto questo è per rispondere a una domanda: perché andiamo nello spazio? Perché spendere così tanti soldi, miliardi e miliardi, che potrebbero essere reinvestiti qui sulla Terra per migliorare le condizioni attuali? Bene. Questa, scrive Luca, è la domanda di chi non capisce niente di scienza. E dà mille motivazioni. Innanzitutto, perché lo spazio è la frontiera dell'ignoto, è un invito alla conoscenza, ed è grazie a questo fascino che ci spinge ad allargare i nostri confini. È lo stesso discorso che facevi tu prima sull'aereo: non è solo spazio, è qualcosa che può essere applicato anche qui sulla Terra. Il fatto che ci sono tecnologie sviluppate nello spazio che possono aiutare a risolvere tantissimi problemi terrestri è un altro motivo.
13 Come una sonda ha creato la microcamera del telefono
Anche perché lo spazio è un posto molto pericoloso, e quindi costringe a trovare soluzioni a sfide che non sono difficili, sono super difficili, ancora di più. E ogni volta che si vince una sfida, cosa succede? Ne nascono strumenti, equipaggiamenti, più conoscenza, che poi possono essere utilizzati sulla Terra. Un altro esempio che fa sono le microtelecamere, queste qua dentro il telefono. Come ci siamo arrivati? Ci siamo arrivati perché negli anni '90 la NASA aveva un problema: voleva mettere una telecamera su una sonda diretta verso Saturno, per capire e filmare cosa succede là fuori. Però le tecnologie esistenti, questi sensori, erano molto grossi, consumavano troppa energia ed erano fragili alle radiazioni cosmiche. E nello spazio è importante che ogni cosa sia più piccola possibile, perché ogni piccolo grammo conta. E quindi cosa succede? Che un ingegnere del JPL, il laboratorio della NASA a Pasadena, inventa un nuovo chip che fa parte di tutta la famiglia di chip utilizzati nei processori dei computer, e riesce a ridurre una fotocamera a un singolo chip. Viene chiamata camera-on-a-chip. Quindi questo microchip nel telefono è stato creato per metterlo in una sonda per andare su Saturno. Se non ci fosse mai stato quel problema di ridurre un sensore grande a una cosa minuscola, magari ci saremmo arrivati lo stesso, ma molto dopo.2
Un altro esempio banale sono i GPS, che ovviamente vengono gestiti da satelliti in orbita. Quindi, se non ci fossero satelliti in orbita, saremmo ancora a girare con il TuttoCittà.3
E qua scrive una cosa bellissima: "Quando conosco di più, sono in grado di fare più cose e di fare meglio. Allargo le mie competenze in un ciclo positivo che migliora la vita dell'umanità sulla Terra." Qui ho scritto io: investire in conoscenza diventa di per sé un moltiplicatore.
Esatto, super importante.
14 C'è qualcosa che conosciamo meno della Luna e di Marte: i nostri oceani
La cosa ancora più interessante, secondo me, è che ora noi stiamo pensando allo spazio, a esplorare lo spazio. Ma della Luna conosciamo tanto. Di Marte conosciamo tanto. La Luna è mappata al 100%, a 7 metri per pixel. Marte invece è stato fotografato a copertura quasi totale, vicino al 99%. Mentre c'è qualcosa che qua sulla Terra non conosciamo neanche per un terzo.
Che è l'oceano?
È il fondale oceanico. E qui, quando ho guardato un po' di dati, ho detto: porca miseria. Pensa, il fondale oceanico nel 2017 era mappato solo al 6%. Oggi, nel 2026, è mappato al 28,7%, quindi ancora meno di un terzo. Quindi Marte e la Luna, che sono a distanze stratosferiche, li conosciamo meglio dell'oceano, che è praticamente qua. E la cosa ancora più interessante è che la NASA spende intorno ai 23 miliardi all'anno, mentre c'è anche un'agenzia americana che esplora l'oceano, che si chiama NOAA, e spende intorno ai 5,7 miliardi all'anno, quindi praticamente un quarto. Ed è incredibile, anche perché c'è una zona che viene chiamata zona hadale, che ha oltre 6.000 metri di profondità ed è praticamente quasi vergine. Non si conosce praticamente niente di quella zona lì.4
15 La Stazione Spaziale: il simbolo della cooperazione
E parlando di cose impossibili, quindi di nuovo di esplorazione, di sete di conoscenza, di perché è importante esplorare lo spazio: la ISS è un progetto incredibile, sembra davvero fantascienza, una stazione spaziale internazionale in orbita intorno alla Terra. E oltre a tutto, è un esempio di collaborazione internazionale pazzesca.
Infatti lui scrive: "La stazione spaziale è il simbolo più potente e bello di cosa possano fare culture e popoli diversi quando collaborano in pace." È incredibile.
È bellissimo. L'ISS è stata assemblata lanciando diversi moduli in orbita, soprattutto utilizzando lo space shuttle, che era super capiente. E dal '98 hanno iniziato a montarla e a spedire parti in orbita. Quindi pensate quanti anni ha la ISS, dal '98 che è in orbita. Ed è bello perché poi, quando i pezzi arrivavano in orbita, c'erano altri astronauti in EVA che andavano lì davvero ad avvitare, a saldare i bulloni. E dal 2 novembre del 2000 fino ad oggi, sull'ISS ci sono sempre state almeno due persone.
Qui si collega una cosa che ho sentito da Samantha in un'intervista, che è verissima, sempre sul perché è importante esplorare lo spazio: lei dice che se da ora l'umanità smettesse di avere persone nello spazio, pensandoci fa strano, senti un vuoto. Perché anche se ogni giorno non segui assiduamente le notizie dell'ISS, dello spazio, dell'esplorazione, comunque sai che c'è qualcuno lassù. Quindi se pensi che l'umanità è tutta qua dentro, e non c'è nessuno nello spazio, almeno io sento un po' di vuoto, di stranezza, di fastidio.
Parlando di cose ingegneristiche: se guardi i video degli astronauti, sono sempre in maniche corte, perché dentro la stazione c'è una temperatura stabile tra i 18 e i 26 gradi. Ma fuori le superfici esterne passano a sbalzi termici assoluti: dal lato del sole arrivano a 120 gradi, dal lato in ombra a meno 150 gradi. Quindi prova a immaginare. E in più la stazione viaggia a 28.000 km all'ora. Prova a immaginare che genialità. Una cosa anche interessante è che la stazione spaziale completa un'orbita intorno alla Terra ogni 90 minuti. Questo non lo sapevo. Quindi gli equipaggi vedono 16 albe e 16 tramonti ogni giorno. La loro giornata completa lassù dura un'ora e mezza.5
Ora, naturalmente, non si guardano 16 albe, perché comunque stanno lavorando.
16 Come il cervello si riscrive in 72 ore sulla Stazione Spaziale
Però è incredibile. Parlando sempre di stazione spaziale: la vita lì è comunque difficile. Cioè, la vita nello spazio non è "oh, faccio una passeggiata spaziale". No, la vita è difficile. E lui scrive che adattarsi a vivere in assenza di peso può essere divertente, perché è una cosa nuova, affascinante, ma è anche una sfida costante. Tutte le normali leggi della fisica che diamo per scontate non sono più applicabili.
E la cosa incredibile, che io non sapevo, è che il cervello letteralmente si riscrive in 72 ore. Quando sei sulla Terra, ok, i miei occhi vedono tutto quello che ho intorno. Poi c'è la propriocezione: i sensori dentro i muscoli e le articolazioni che, anche se chiudo gli occhi, mi dicono questo braccio è qua, questo braccio è così. Poi c'è il sistema vestibolare, che è la cosa più importante: una parte dell'orecchio interno che funziona come un piccolo livello a bolla biologico. Dentro l'orecchio ci sono delle minuscole pietruzze di carbonato di calcio chiamate otoliti. E questi otoliti, quando inclino la testa così, mi danno la sensazione di alto e basso. Ma in orbita queste pietruzze non hanno più peso, quindi galleggiano, si muovono a casaccio per inerzia quando muovi la testa, e mandano al cervello dei segnali che non hanno senso. E quindi il cervello, grazie alla sua neuroplasticità, si riscrive in 72 ore, e dice: ok, il tuo sistema vestibolare non ha più senso, quindi ora...6
Non ti ascolto più.
Esatto. Ora aumentiamo la tua vista e la tua propriocezione. E quindi si riscrive, e di conseguenza un astronauta dopo tre giorni si muove in modo fluido. Quindi il corpo umano è veramente una macchina straordinaria, che si può adattare in qualsiasi situazione.
17 Come Parmitano si salvò dall'affogare nello spazio
Questa è una frase bellissima, che si collega tutta a una frase di Buzz Aldrin, che è stato il secondo uomo a camminare sulla Luna dopo Neil Armstrong, nel '69. Buzz scriveva: "A mano a mano che l'uomo perfeziona gli strumenti e le capacità per estendere la sua sfera d'azione sempre più lontano, non c'è dubbio che si sentirà obbligato ad andare lontano quanto ne sarà capace." Quindi questa voglia dell'essere umano di esplorare, di conoscere. È interessante, perché si parla sempre di "l'umanità fa schifo, l'umanità non dovrebbe esistere", però in realtà siamo bravi, sappiamo fare tantissime cose. Qualsiasi problema, in fondo, è risolvibile, dal cambiamento climatico a qualsiasi altro. E l'unica cosa, secondo me, davvero la chiave, soprattutto leggendo questa storia dell'ISS, è la cooperazione internazionale tra diversi popoli: tutti insieme, cosa si può davvero fare.
Quindi, dopo tutta questa enorme digressione, no scherzo, spieghiamo come ha fatto Luca a salvarsi dall'annegare nello spazio. Lui è in preda al panico, perché prova a chiamare i suoi colleghi all'interno dell'ISS ma nessuno gli risponde, perché l'acqua ha bagnato le cuffie e il microfono. E non sa cosa fare, e sa che qualsiasi decisione prenda è l'unica, perché non può più tornare indietro: di nuovo, è lì a 28.000 km all'ora, immerso nello spazio. E poi gli viene in mente che ogni astronauta, dall'airlock da cui escono per le EVA, è collegato a un cavo. Il problema è che questo cavo in realtà non lo vedi, perché è arrotolato per non darti fastidio, però esercita una forza di circa un chilo, e Luca la percepisce verso la sua sinistra. Quindi gli viene in mente di seguire il cavo. Perché? Perché nel frattempo, tu prima parlavi di 16 albe e 16 tramonti, in tutto sto casino arriva un tramonto orbitale, e quindi lui è immerso nell'oscurità, non vede niente, assolutamente niente. Ma con tutto l'addestramento che ha fatto, conosce a memoria queste cose, anche in un momento di panico.
Quando ho letto questo, mi sono immaginato: magari io mi stavo prendendo un caffè al bar, sulla Terra, e c'era un uomo, Luca, lì nello spazio, completamente avvolto nel buio, che stava annegando.
Incredibile. Quindi gli viene in mente di seguire questa tensione del cavo, back to the airlock, e arriva salvo. Il problema è che quando lui arriva, sì, ci sono i suoi colleghi lì ad aspettarlo, ma nessuno aveva percepito la gravità di quello che stava succedendo. Lui scrive che gli sembra di restare lì un'eternità, però in realtà ci impiega solo otto minuti. E un'altra cosa ancora più pazzoide: immaginatevi questa scena. Lui, durante l'intero processo di tornare all'airlock, i suoi battiti non superano mai gli 85.
Che sono i battiti che uno ha facendo una corsa leggera.
Lui dice: "Io sono salvo grazie all'addestramento, e agli ingegneri che hanno programmato la mia EVA, ai miei colleghi sull'ISS, alle persone a Houston che hanno monitorato la mia missione." Ed è bello, perché nel mondo aerospaziale, nel mondo aeronautico, un incidente poi può salvare altre decine, se non centinaia, di persone.
Infatti questo diventa un caso che viene studiato.
18 Cosa è l'AMS, e la missione con il 25% di riuscita
Perché nessuno aveva mai pensato che nello spazio si potesse annegare. Quindi ora, in tutti gli addestramenti dei nuovi astronauti, è stata inserita questa problematica dell'acqua nel casco. Un'altra cosa che io non sapevo di Luca è che lui, sempre parlando di EVA, ha eseguito la seconda EVA considerata più difficile al mondo, dopo quella fatta per il telescopio Hubble. Il telescopio Hubble è stato mandato in orbita "miope", perché aveva un micrograffio sulla lente, e quindi hanno fatto un'EVA per ripararlo. E la seconda EVA più difficile la fa lui, per riparare questo strumento che si chiama AMS-02.
Praticamente l'ha voluto un uomo che si chiamava Samuel Ting, un fisico americano dell'MIT, che ha vinto il premio Nobel per la fisica nel 1976. Negli anni '90 lui convince, secondo me questa qua è una storia veramente bella, convince la NASA, il Dipartimento dell'Energia americano, il CERN, e 16 nazioni a costruire qualcosa che non era mai stato fatto prima: il più grande rivelatore di particelle mai messo in orbita. La cosa secondo me più importante è che questo strumento misura anche la quantità di materia oscura, che è una delle più grandi questioni e domande aperte della fisica. E quindi grazie a questo strumento, che sta accumulando dati, magari si potranno trovare delle risposte sulla materia oscura.7
Il problema è che questo strumento, primo, non era stato progettato per essere riparato. E poi è rotto. Quindi a lui, con un altro astronauta, viene dato l'incarico di eseguire questa EVA per ripararlo, e a Houston gli danno la probabilità di successo del 25%. Quindi in poche parole, si pensa che tre casi su quattro falliscano. Il punto è che, primo, non è facile raggiungerlo, perché è stato messo in un punto dell'ISS dove non ci sono telecamere. Quindi l'unico modo per raggiungerlo è agganciarsi al braccio robotico. Immaginatevi l'ISS.
Per chi non sapesse cos'è il braccio robotico, è questo braccio che viene pilotato da un astronauta sulla ISS, ed è quello usato anche per attaccare i vari moduli.
E anche le navicelle in arrivo.
Navicelle cargo.
Quindi Luca, in uno scafandro, in questa tuta enorme, pesantissima, attaccato a un braccio robotico, sull'ISS, a 400 km dalla Terra, a 28.000 km all'ora, e tu nel mentre ti stai portando un caffè. Quindi si devono attaccare a sto braccio per raggiungere l'AMS. E come dicevi tu prima, anche solo stringere la mano è difficilissimo.
In realtà quello che loro devono fare è svitare dei bulloni, ma farlo lì è super complicato. Devono svitare 27 tipi di bulloni, che hanno 27 tipi di rondelle e 27 tipi di dadi diversi. E da terra hanno previsto che, se fossero stati bravi, avrebbero limitato i danni perdendo solo il 10% delle cose smontate in orbita, diciamo due o tre tra bulloni, dadi e viti. Il risultato è che non ne perdono neanche uno. Quindi tornano sull'ISS, gasati per l'EVA successiva, dove devono cambiare dei tubi. No, cosa devono fare?
Sì, nella seconda EVA lo scopo è tagliare i tubi per disporli alla nuova pompa di raffreddamento.
Perfetto. Quindi anche la seconda EVA va bene. Nella terza devono disporre questi nuovi tubi, le giunture, le guarnizioni, e vedere che il tubo non perda. Lui l'ha raccontato nell'evento dove l'ho incontrato.
Ah, ok.
Adesso non mi ricordo se c'è scritto sul libro. Comunque, questo benedetto tubo perde, e nessuno sa cosa fare. Immagina, nello spazio: alcuni pensano alle soluzioni più difficili, complicate, e lui dice: "Ragazzi, passatemi una benedetta chiave inglese." Riprende, stringe il bullone del tubo, e funziona. E scrive: "Mi ricordo ogni singolo minuto di quell'EVA, perché mi sono addestrato mentalmente per registrare quello che succedeva. Ero consapevole che stavo vivendo qualcosa che sarebbe stato unico nella mia vita. Ricordo le emozioni di trovarmi all'esterno dell'ISS, dopo sei anni dalla volta precedente."
E questo è interessante, è una cosa che tu non sai: lui qua scrive "mi sono addestrato mentalmente per registrare". Lo fa perché, quando torna sulla Terra dalla prima missione, era distrutto.
Fisicamente?
No, mentalmente. Perché sulla ISS, come abbiamo visto anche da Samantha, si lavora tantissimo. Aveva passato così tanto tempo a fare così tante cose che non si era goduto il momento. Quindi, quando torna sulla Terra, gli sembra di non essere stato nello spazio. E racconta che la sera aveva paura di guardare il cielo, perché gli faceva venire in mente questa opportunità sfumata, questo sogno che in realtà non si era goduto. Quindi quando torna la seconda volta vuole ricordarsi tutto, ed è quello che fa qua. Ora scrive un paragrafo sui sacrifici, bellissimo. Anche perché non l'abbiamo detto, ma questo libro è scritto con Emilio Cozzi.
19 «Sacrifici? Per niente»
Che è un giornalista.
Sì, è lui che nel libro gli fa le domande, e Luca risponde. Quindi la domanda è: questo sogno, questo lavoro, queste preparazioni, hanno richiesto sacrifici?
E lui scrive: "Sacrifici? Per niente. Non parlo mai di sacrificio, perché quando scegli un percorso affine a quello che desideri non ci sono sacrifici. Io non voglio una vita sacrificata, ma una vita intensa, piena, con tutti i passaggi necessari alla sua realizzazione." Da qua mi è venuta in mente una cosa, facendo riferimento a Paul Graham: la differenza tra lavoro e vita, il work-life balance. Per un'altra persona fare tutto questo addestramento, ore e ore di preparazione, potrebbe essere un sacrificio, ma per Luca non lo è. Questa frase secondo me è bellissima: "Non parlo mai di sacrificio, perché quando scegli un percorso affine a quello che desideri non ci sono sacrifici."
E qua Paul scrive: "È sbagliato insistere ossessivamente sul work-life balance."
In effetti già solo l'espressione work-life balance contiene un errore: presuppone che lavoro e vita siano distinti. Per coloro per i quali la parola lavoro implica automaticamente l'imposizione di dover lavorare, lo sono. Ma per i pattinatori, lui fa riferimento ai pattinatori, queste persone che pattinano come se fossero un fluido verso quello che vogliono fare, il rapporto tra vita e lavoro sarebbe meglio rappresentato da un trattino piuttosto che da una sbarra. "Non vorrei lavorare a qualcosa che non voglia occupare la mia vita."
20 «Annegare di gioia»: la tridimensionalità del cosmo
Questo è l'episodio precedente che abbiamo fatto, Come fare quello che ami. Uno degli ultimi episodi che vogliamo raccontarvi è questo, che Luca chiama "annegare di gioia", che è davvero bello. Nella missione per l'AMS lui era appeso al braccio robotico, a testa in giù, anche se non esiste un sopra e un sotto, sdraiato nel buio più totale. E scrive che sente di aver percepito la tridimensionalità del cosmo: questo piccolo regalo di qualcosa di così grande a qualcuno di così piccolo, come un essere umano. Scrive: "Mi sono sentito una parte minuscola, e tuttavia importante, di qualcosa di infinitamente più grande e incomprensibile."
È lo stesso episodio che Samantha racconta quando arriva sulla ISS dalla Soyuz: dal finestrino, dato che lei era l'ingegnere di bordo, al lato dell'astronave, vede l'ISS, e dietro c'è il tramonto, questo sole rosso arancione che illumina perfettamente l'ISS e tutti i suoi pannelli. E lei scrive di questo momento bellissimo, come un regalo del cosmo a qualcosa di infinitamente piccolo come sono gli esseri umani. E scrive Luca: "Non sono più riuscito ad avere la stessa percezione guardando il cielo, ma da allora, quando rivolgo lo sguardo alle stelle, so in maniera viscerale che è là che voglio tornare."
L'idea è di chiudere con l'ultima lettera che lui scrive alle figlie. È una lettera che scrive a Sara e a Maia, parlando del futuro, alle sue due figlie.
21 La lettera alle figlie Sara e Maia
E Luca scrive: "Il mondo è incredibilmente bello. Forse l'avevo dimenticato, ma l'ho visto da lontano, e adesso ne ho le prove. Ma anche da vicino può essere meraviglioso, se guardato con gli occhi giusti, occhi come quelli vostri, che osservano con il dono della curiosità, illuminata dalla luce della meraviglia. Occhi che credono ancora all'incanto e non se ne vergognano, che comprendono senza bisogno di spiegazioni."
"È l'unico mondo che abbiamo, e contiene qualcosa di estremamente prezioso: il futuro. Ogni futuro è grande come il mondo intero. Il futuro, così come il mondo, non vi appartiene, ma è nelle vostre mani. È unico, ma non è mai uguale. Sembra infinito, ma è solo infinitamente fragile. Vorrei potervi indicare la strada che porta al vostro futuro, ma non è questo il compito di un padre. Quello che invece vorrei darvi è la mappa che contiene tutte le strade, affinché voi possiate scegliere il percorso."
"Siete ancora piccole per capirlo, ma voi bimbi siete molto più ricchi di noi adulti. Avete a disposizione un capitale che anche il più ricco degli uomini vi invidia: il tempo. Avete da poco iniziato a frequentare la scuola, e senza saperlo avete cominciato a investire questo vostro tesoro per farlo crescere, trasformandolo in conoscenza, in esperienza, in ricordi. Questo è il solo bagaglio che potrete portare con voi mentre viaggiate seguendo quella mappa che vorrei potervi dare."
"Presto incontrerete i primi problemi, le prime sfide. A ogni bivio in quella mappa dovrete contare su quel che avrete portato con voi per scegliere una strada. Inizialmente non vi sarà alcuna differenza: molte strade vi condurranno alla stessa destinazione, e cambierà solo il paesaggio, o forse la distanza. Ma prima o poi il cammino che sceglierete divergerà dal precedente in maniera irreversibile, e non ci saranno molte occasioni per tornare indietro. Ho imparato questo: avrete abbastanza tempo per scegliere il vostro cammino. A volte scoprirete che il cammino non esisteva fino a quando non avrete fatto il primo passo. Non ha importanza. L'unica cosa che conta è amare camminare. Scegliete quel che amate, amate quel che avrete scelto."
"E se il bivio sarà impervio, quando gli ostacoli sembreranno insormontabili, quando la luce non arriverà a illuminarvi il passo, sappiate che a volte è necessario perdersi nel buio per potersi trovare. Abbracciate le difficoltà, impreziosiranno il percorso. Cercate le sfide, renderanno il passo più sicuro."
"Infine, avrete dei compagni di viaggio, che a volte seguiranno lo stesso sentiero, altre se ne allontaneranno per poi ritornarvi, o per sparire per sempre. Amerete la loro compagnia, e ne sentirete la mancanza quando se ne andranno. E se porteranno via con sé parte del vostro bagaglio, controllate bene: vi accorgerete che non solo non vi mancherà nulla, ma vi sarete arricchite."
Bene, così è come vogliamo concludere questo episodio. Spero che ti sia piaciuto, e se ti è piaciuto, beh, condividilo con qualcuno a cui può essere d'aiuto. E soprattutto iscriviti al nostro podcast, su Spotify, YouTube, dipende da dove lo stai ascoltando. Grazie mille, e ci vediamo al prossimo episodio. Ciao ciao!