01 Intro
Hai mai avuto un'idea così folle, così stupida, ridicola, che non volevi mai dirla a nessuno?
Tipo, che ti vergognavi anche solo a pensarla?
Sì, una cosa del genere, ma che ti vergognavi anche a dirla a tuo papà, e quando gliela dicevi, questa idea folle, lui ti rispondeva, che ne so, sei proprio un cretino, che idea folle che tu hai avuto.
Esatto, è proprio così che gli hai risposto.
Ed è così che è nata una delle aziende più grandi di scarpe da corsa e di abbigliamento sportivo.
Che però durante i primi 20 anni di vita era sempre sull'orlo del fallimento.
Praticamente sempre indebitata fino al collo. Pazzesco.
Ok, cominciamo? Vai, cominciamo, andiamo! In questo nuovo episodio di Buona Compagnia abbiamo letto Shoe Dog, l'arte della vittoria, l'autobiografia di Phil Knight, il fondatore di Nike. Ogni mese scegliamo un libro scritto da qualcuno che secondo noi ha fatto un gran bel lavoro nella sua vita e condividiamo idee e riflessioni che potrebbero essere utili per noi, per la nostra vita e per il nostro lavoro.
Prima di cominciare vogliamo dirvi due cose. La prima cosa è che se volete ricevere le riflessioni chiave da ogni episodio, approfondimenti esclusivi che non condividiamo altrove e anche un piccolo indizio su quale sarà il prossimo libro che analizzeremo, beh, iscrivetevi alla nostra newsletter. Il link è nella descrizione.
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02 "Lascia Che Gli Altri Chiamino Folle La Tua Idea"
Allora, per questo episodio secondo me possiamo cominciare dalle prime pagine, sono state scritte da Phil, sono i suoi pensieri e secondo me sono bellissimi. E lui qua scrive uno dei consigli principali, forse l'unico, veramente il più importante di tutti.
Lui scrive: "Mi sarebbe stato difficile dire chi o che cosa fossi di preciso o che cosa sarei potuto diventare. Come tutti i miei amici, aspiravo al successo. A differenza di loro, non sapevo che cosa significasse. Soldi, forse una famiglia, dei figli, una casa. Avevo la penosa sensazione che il nostro tempo fosse breve, breve come una corsa mattutina, e volevo che il mio tempo avesse un senso e uno scopo, che fosse creativo e importante, ma soprattutto diverso. Volevo lasciare un segno nel mondo, volevo vincere. No, non esatto, semplicemente non volevo perdere."
"Il mondo era tormentato a tal punto dalla guerra, dalla sofferenza e dalla miseria, che l'unica soluzione era trovare un sogno prodigioso, improbabile, che sembrasse degno, divertente, adatto, e perseguirlo con la totale dedizione e determinazione di un atleta. Chi nega questa verità, chi si rifiuta di giocare, rimane a bordo campo. E non era quello che volevo. Il che mi riportò, come sempre, alla mia idea folle. Forse, pensai, fallo."
Così, quella mattina del 1962, Phil ha 23 anni, mi sono detto: "Lascia che gli altri definiscano folle la tua idea. Tu prosegui per la tua strada, non ti fermare, non pensarci neanche di fermarti finché non arriverai là. E non stare a preoccuparti di dove sia là. Accada quel che accada, tu non ti fermare. Ecco il consiglio precoce, profetico, urgente che riuscì a darmi di punto in bianco e che in qualche modo sono riuscito a seguire. Mezzo secolo dopo sono convinto che sia il consiglio migliore, forse l'unico, che chiunque di noi dovrebbe mai dare."
03 L'Idea Folle: Vendere Scarpe Giapponesi in America
E quindi la sua idea folle è quella di andare in Giappone e iniziare a vendere scarpe.
Importare un modello di scarpe giapponesi che venivano prodotte da Onitsuka e che erano le Tiger.
E la sua, diciamo, tesi era che come le macchine fotografiche giapponesi erano riuscite a penetrare in un mercato dominato un tempo dai tedeschi, secondo lui poteva succedere la stessa cosa con le scarpe. Un mercato dominato sempre dai tedeschi con Adidas e Puma. Quindi a Stanford viene appunto assegnato questo compito, questo corso di università, e lui scrive: "Era uno degli ultimi corsi, un seminario sull'imprenditorialità. Avevo fatto una ricerca sulle scarpe che si era trasformata dal solito compito in una sessione totale." E il professore, scrive, "pensò che le mie idee folli meritassero il massimo. Ma la cosa finì lì, o almeno sarebbe dovuta finire lì."
È un'idea folle non solo per l'idea di creare un'azienda dal niente ma anche viaggiare in Giappone, perché lui scrive che fare una cosa del genere a quei tempi, siamo nel 1962, era una cosa fuori dal comune. Il 90% degli americani non era mai uscito di casa, e la maggior parte di quelli che erano usciti era uscita un paio di chilometri da dove abitavano.
In più, dire una cosa del genere al papà era una cosa fuori dal comune, perché lui scrive che suo papà una cosa che rispettava più di ogni altra cosa era la rispettabilità. Voleva essere rispettato. Quindi un figlio che parte e va in Giappone non è una cosa rispettabile, è una cosa che lui scrive che fanno gli hippie, una cosa stupida, una cosa cretina.
04 Perché Il Padre Approva Il Viaggio Intorno al Mondo
Infatti in realtà questa idea folle era parte integrante del suo sogno di viaggiare nel mondo. E lui scrive: "Volevo visitare i posti più belli e fantastici del pianeta perché prima di cominciare il mio personale viaggio della vita, pensavo, fatemi capire il grande viaggio dell'umanità." E il suo piano era quello di viaggiare nel mondo, fare una piccola e breve tappa in Giappone per trovare questa benedetta fabbrica e dare vita alla sua idea folle.
Quindi il primo ostacolo era suo padre, perché ovviamente gli serviva l'approvazione del padre. E i soldi. E i soldi. E lui scrive: "Io ero consapevole che 26 nuove imprese su 27 fallivano e che anche mio padre ne era consapevole." Quindi lui va a parlare con suo padre aspettandosi in realtà il peggio, però in realtà il padre lo asseconda. Anche perché un piccolo sogno del padre era appunto quello di fare anche lui il giro del mondo.
E qua scrive: "Lo ringraziai. Me ne andai subito prima che cambiassi idea. Solo più tardi mi resi conto che questo viaggio che avevo era un modo", come hai detto te, "di diventare diverso da lui, meno rispettabile, ma forse non meno rispettabile, forse soltanto meno ossessionato dalla rispettabilità."
05 Le Hawaii, Le Enciclopedie e Il Vero Inizio del Viaggio
Quindi lui ottiene l'approvazione del padre e inizia a programmare questo viaggio con un amico, Carter. E il 7 novembre del 1962 inizia tutto. E la prima tappa sono le Hawaii.
Arrivano alle Hawaii e la prima cosa che Phil dice vedendo il mare, il sole, le barche: "Beh, dovremmo restare qui, non c'è fretta di partire." Quindi qua il fondatore di Nike inizia a vendere enciclopedie porta a porta per trovarsi un lavoretto e sostenersi alle Hawaii.
"Qui alle Hawaii la vita era dolce, la vita era un paradiso, tranne che per un piccolo particolare. Io le enciclopedie non le sapevo proprio vendere, ero negato. Più gli occhi gli si abbassavano e più timido diventavo." Dopo che passano tanto tempo alle Hawaii praticamente a vendere enciclopedie e surfare tutto il tempo, Phil si ferma un attimo e capisce che è il momento di tornare al piano.
Prende un biglietto, e vola in Giappone.
06 Come Phil Inventò "Blue Ribbon" in Sala Riunioni
E dopo tutta una serie di vicissitudini riesce a mettersi in contatto con questa fabbrica. Chiamano la segreteria, chiedono di un incontro e lo accettano. E scrive: "Tutto dipendeva dal mio essere all'altezza di quelle occasioni. Se non lo fossi stato, se avessi combinato un minimo, piccolissimo pasticcio, sarei stato condannato a vendere oggetti quotidiani, fondi comuni di investimento o altre robaccie di cui non mi importava assolutamente niente per il resto della mia vita."
Si siede nella sala di riunioni ed esordisce: "Signori." Appena dice "signori", l'altro tipo, il rappresentante dell'Onitsuka, gli dice: "Scusi Mr. Knight, ma lei per quale azienda lavora?" Cioè in tutto sto bordello lui ci ha pensato al nome dell'azienda e a presentarsi, e lui scrive: "Ah già, bella domanda, per quale azienda lavoro?"
E quindi deve inventarsi, e questa non sarà la prima volta, deve inventarsi un nome all'istante e gli viene in mente Blue Ribbon. Gli viene in mente Blue Ribbon perché in camera sua aveva una parete tappezzata appunto di blue ribbon, ed è la prima cosa che gli viene in mente, quindi il nome che gli dà.
Quindi cosa fa? Semplicemente cita da capo la presentazione che lui aveva fatto a Stanford. Quindi parlando delle Tiger, del fatto che il mercato americano era in grande espansione, che la domanda non era pienamente soddisfatta e che le scarpe giapponesi come le Tiger, vendute a un prezzo inferiore delle Adidas e delle Puma, avrebbero potuto rappresentare un'impresa di profitti enormi appunto per l'impresa giapponese.
Abracadabra, i dirigenti di Onitsuka gli rispondono: "Ah beh, è da tanto tempo che in realtà noi pensiamo di entrare nel mercato americano."
E quindi appunto lui ottiene il permesso di rappresentanza delle Tiger in America. Prima di tornare nell'Oregon però, tecnicamente ha compiuto la sua missione e inizia a girare per il mondo.
07 Davanti al Buddha di Bangkok: "Qual È Il Mio Posto Nel Mondo?"
E c'è una parte dove lui va a Bangkok e di fronte a questa grande statua del Buddha si chiede: "Ma io perché sono qua? Che intenzioni ho?" E quindi già da lì si vede che è alla ricerca di se stesso, si chiede sempre: "Chi sono? Che cosa faccio? Qual è il mio posto veramente nel mondo?" E la cosa che ho pensato è che ora tu vedi Phil, vedi Nike, ma non vediamo quel ragazzo a 24 anni che era partito dall'Oregon per andare in Giappone, e lui era di fronte alla statua del Buddha e si chiedeva: "Ma io qual è il mio posto nel mondo?"
08 Le Prime 12 Paia di Scarpe e L'Anno di Attesa
E il 24 febbraio del 1963, il giorno del suo venticinquesimo compleanno, torna a casa. Lui torna a casa, aveva stretto un accordo con l'Onitsuka, e già iniziano ad arrivare i primi problemi che non mancheranno mai, perché dopo quattro mesi che lui era andato a parlare appunto con i giapponesi, le scarpe non erano ancora arrivate.
Il costo delle scarpe per un ordine mi sembra di 12 scarpe era di 50 dollari, che lui quando era in Giappone telefonò al padre e gli chiese di fare un vaglia all'Onitsuka. Cioè ora non so quanto quei 50 dollari possono valere, comunque la Nike è partita da 12 paia di scarpe.
E lui scrive: "Finché non fossero arrivate le scarpe, se mai fossero arrivate, avevo bisogno di trovare qualcosa per finanziare le mie finanze." Grazie alla sua laurea a Stanford, trova un lavoro da contabile, però non è questo importante secondo me. Quello che è importante è che lui torna dopo che ha visto il mondo. Soprattutto in un periodo dove le persone non si allontanavano più di 100 km dalla porta di casa.
E quindi dopo aver visto il mondo, è andato fino in Giappone per provare a realizzare il suo sogno, si ritrova nell'Oregon, a Portland, nella sua città natale, nella casa in cui è cresciuto, nella stanza in cui dormiva da sempre, e lo scrive: con delle persone che sono ferme alla loro quotidianità mentre lui ha davvero visto il mondo. "E nella pausa pranzo nutrivo i piccioni che mangiavo." "Non è incredibile che soltanto un anno fa stessi facendo surf a Waikiki? I momenti migliori della mia vita li ho già alle spalle. Il mio viaggio intorno al mondo è stato il mio apice."
Però è bello perché lui vede solo quello. Non ha la minima idea di quello che è, di cosa accadrà dopo. E qua scrive: "Trascorsi il 1963 interrogando i piccioni e scrivendo lettere." Una lettera che scrisse fu a Carter, e gli scrisse: "Caro Carter, sei ancora a Shangri-La, ovvero le Hawaii? Io sono un revisore contabile e ogni tanto penso di farmi saltare le cervella."
Poi nel 1964, Phil ha 26 anni e prima di Natale arrivano le prime scarpe dall'Onitsuka. Esattamente dodici paia di scarpe. È qua scritto ed è incredibile come lui possa amare le scarpe. Lui dice che quelle scarpe erano la cosa più bella che aveva mai visto. Più belle di Parigi, Firenze.
09 Come Phil Reclutò Bowerman Con Un 51-49
Nello stesso anno lui dà vita alla società, e va da una persona molto importante per la nostra storia che è Bowerman. Bowerman era il suo allenatore quando lui era podista, ma in realtà è uno dei migliori allenatori di tutta l'America, è allenato più corridori che sono scesi sotto il miglio di ogni altro allenatore. Quindi lui va da Bowerman in questa casa che lui aveva in queste montagne nell'Oregon e gli propone un 50-50, e lui gli risponde no, facciamo un 51-49 in favore di Phil.
La cosa che vediamo che è successa di Nike, di Phil, non è solamente perché lui è Phil Knight, ma soprattutto per tutte queste persone che lui conosceva.
Esatto, questa è la cosa più bella in assoluto, perché lui proprio nelle ultimissime pagine scrive: "Quando parlo di scommettere sulle persone si potrebbe dire che si è sempre trattato
solo di questo." Solo di quello, perché Bowerman è una delle persone più importanti nel successo di Nike. Se non ci fosse stato lui sicuramente Nike non avrebbe avuto il successo che ha avuto, anche perché lo vedremo, inventerà un paio di scarpe che è rivoluzionario.
10 Perché Vendere Scarpe Non Era "Vendere"
Quindi in questo pomeriggio del 64 fanno questo accordo e tutto inizia. Lo stesso giorno Phil scrive a Onitsuka chiedendo di diventare il distributore esclusivo delle Tiger per gli Stati Uniti occidentali e ordina 300 paia di scarpe da spedire il prima possibile a 3,33 dollari al paio, che facevano circa 1000 dollari. E ovviamente quei 1000 dollari lui non li aveva, e da chi torna? Torna dal padre.
E quando lui torna a bussare alla porta di suo papà, questa volta il papà non fu tanto contento come la prima volta quando gli accordò diciamo di partire per il giro del mondo. E Phil scrive: "Non gli dispiaceva darmi una mano a cominciare, ma non voleva che continuassi a tornare da lui anno dopo anno. Per di più, pensava che questa faccenda delle scarpe fosse una buffonata. Non mi aveva mandato a Oregon e a Stanford perché diventassi un venditore di scarpe porta a porta." "Fargli il cretino, ecco come mi definì. Phil, domandò, per quanto tempo pensi di continuare a fargli il cretino con quelle scarpe? Feci spallucce, non lo so papà."
E nell'aprile del 64 Phil noleggia un camioncino, va al porto, va alla dogana e si prende le scarpe. Questo è davvero bello perché lui ordina le scarpe dentro il cellophane, non dentro le scatole da scarpe, perché non aveva i soldi per ordinare anche le scatole da scarpe perché altrimenti la spedizione sarebbe stata troppo costosa.
Nel frattempo l'Onitsuka gli risponde dicendogli che poteva diventare il venditore ufficiale per gli Stati Uniti occidentali, e lui scrive: "Non mi serviva altro." Con grande orrore di mio padre e godimento di mia madre, chiusi la licenza della mia attività di contabile e per tutta la primavera non fu altro che vendere appunto scarpe letteralmente come un ambulante porta a porta dalla sua macchina in giro a vendere scarpe.
E qui fa una piccola riflessione sulla corsa che secondo me è davvero essenziale, e forse è davvero l'animo di tutto. "Io credevo nella corsa, ero convinto che se tutti fossero riusciti a correre un po' ogni giorno, il mondo sarebbe stato un posto migliore. E credevo che quelle scarpe fossero le migliori in assoluto per correrci. La gente, sentendo la mia convinzione, ne voleva un po' per sé. La convinzione è irresistibile."
E lui fa questa riflessione perché dice: "Ma com'è possibile che ora riesco a vendere le scarpe? Non riuscivo neanche a vendere, non riuscivo a vendere niente." E lui dice che non era vendere in per sé, non era la parola "vendere", non esiste, perché lui ci credeva così tanto in queste scarpe, che potevano veramente fare la differenza, che era solamente un trasferimento di emozioni da una persona all'altra, le persone ci credevano in questa cosa e compravano le scarpe.
E infatti il 4 luglio sempre del 64 aveva venduto tutte le scarpe. Tutte le scarpe. Primo carico.
E quindi poi fa un altro ordine. Un ordine di 900 scarpe.
Di 3000 dollari.
Lui prova a tornare dal papà ma il papà gli dice.
Banca chiusa.
La banca è chiusa.
11 La Lettera Che Fece Crollare Il Suo Mondo
Però lui fa da garante per ottenere un finanziamento da un'altra banca, che è la First National Bank of Oregon, e scrive: "La tanto decantata rispettabilità di mio padre stava finalmente dando i suoi frutti, almeno a me. Avevo un socio di tutto rispetto, una banca regolare e un prodotto che si vendeva da solo. Stavo attraversando un buon periodo."
Quindi lui compra questo nuovo carico, torna a vendere con la sua macchinina, in giro, da ambulante, ed è qua che fa il primo incontro, anzi il secondo, di un altro personaggio che sarà essenziale per la nostra storia, che è Jeff Johnson. Quindi lui va a vendere scarpe in questa gara, in questa pista di atletica, e vede laggiù questo Johnson che correva con lui. Sì, anche lui studiato a Stanford. E lui dice: "Ah, ciao, come stai? E cosa fai?" "Ah, io sto vendendo scarpe." Gli dice Phil: "Ah, anch'io." E Phil gli dice: "Che scarpe stai vendendo?" E lui sta vendendo delle Adidas. Che Phil esplode: "Come puoi vendere delle Adidas? Vieni a lavorare con me, vendiamo le Tiger." Inizialmente Johnson non accetta e la cosa finisce lì.
E qua scrive: "Ah che bella vita, una vita veramente grandiosa. Ero felice, forse felice come non ero mai stato." E poi scrive: "E la felicità può essere pericolosa, offusca i sensi. Così non ero preparato a quella terribile lettera."
12 "Affonderemo Insieme Come Il Titanic": Johnson Diventa Il Primo Dipendente
E la lettera che gli arriva è quella di un allenatore di lotta della East Coast. Costui era tornato dal Giappone, aveva parlato con Onitsuka, e lui era diventato il distributore esclusivo per l'America. E lui legge la lettera, gli crolla il mondo addosso e scrive: "La mia impresa aveva soltanto due mesi e io ero già impegolato in una battaglia legale."
Scrive una lettera a Onitsuka, non gli rispondono, e inizialmente pensa di arrendersi. Vabbè, gli ho scritto una lettera, questi non mi rispondono, basta, è finito. E poi scrive: "Ai primi di settembre, tuttavia, cambia idea. Non potevo arrendermi, non ancora, e non arrendermi significava tornare in Giappone e dovevo costringere la Onitsuka a mettere le carte in tavola." E lui prende e riparte per il Giappone da solo.
Bene, e queste secondo me sono quasi cinque righe che mi sono piaciute. "La gente presume che la competizione sia sempre una buona cosa, che tiri fuori sempre il meglio delle persone, ma ciò è vero solo per chi riesce a dimenticarla. L'arte di competere, ho imparato correndo, era l'arte di dimenticare. E adesso me la stavo rammentando. Devi dimenticare i tuoi limiti. Devi dimenticare i tuoi dubbi, la tua sofferenza, il tuo passato. Devi dimenticare quella voce interiore che grida e implora 'non un passo in più'. E se non è possibile dimenticarla, devi scenderci a patti. Devi scendere a compromessi. E per me il pensiero di perdere mi era insopportabile."
Va in Giappone, va a parlare con la Onitsuka, e alla fine riesce a riprendersi i 13 stati occidentali che erano diventati esclusivamente suoi.
Dopo questo successo ne arriva un altro perché nel 65 lui ritorna in contatto con Johnson, perché Johnson inizia a scrivergli e gli scrive perché inizia a vedere molte persone che hanno le Tiger, e altri rivenditori sono molto entusiasti riguardo le Tiger.
Quindi Phil ripropone a Johnson di lavorare per lui, e questa volta Johnson accetta.
Però nel 65 la corsa non era nemmeno uno sport, quindi uscire per una corsa di 5 km era una cosa per gente strana, che doveva probabilmente sfogare qualche ossessione. Però, come dicevi tu prima, Johnson ha una famiglia, una moglie, un figlio, e gli dice: "Eh sì, voglio lavorare per te, però voglio guadagnarmi da vivere, se ne ando a lavorare per te." E Phil proprio gli risponde: "Guarda, è tecnicamente e matematicamente impossibile."
E scrive: "Feci di tutto quello che potevamo per dissuaderlo da quell'idea. Non perdevo occasione per cercare di smorzare il suo entusiasmo per me e per la mia società. Oltre a non rispondere alle sue lettere, non lo telefonavo mai, non lo andavo a trovare e non lo invitavo nell'Oregon."
E dopo che Phil gli scrive questa lettera, dove gli dice che era indebitato per 11 mila dollari con la Bank of Oregon, dopo che gli dice questa nuova, Johnson gli risponde dicendogli che voleva diventare dipendente full time, a tempo pieno. E Phil risponde: "Roba da matti. La Blue Ribbon sta affondando come il Titanic e questo mi risponde che vuole una cabina in prima classe. Va bene, pensai, se dovessimo fallire, falliremmo insieme."
E così, nell'estate del 1965, Jeff Johnson diventa definitivamente e ufficialmente il primo dipendente full-time della Blue Ribbon.
13 Perché Phil Era Sempre Indebitato (E Perché Era La Strategia Giusta)
Tu hai detto che era indebitato, era sempre indebitato e rimarrà praticamente per quasi tutta la sua vita indebitato, perché lui credeva nella crescita esponenziale, quindi ogni soldo che la banca gli prestava lui lo spendeva per prendere un altro carico di scarpe, più grande ancora, più grande ancora, e quindi non aveva nessun tipo di liquidità.
Esatto, ed è proprio per questo che per il primo anno di vendita dichiara vendite per 8 mila dollari ma inizia ad avere problemi con la banca, perché come dicevi tu appunto lui non ha cash, e quindi la banca gli dice che stava crescendo troppo velocemente. E lui risponde: "Ma cosa vuol dire che sto crescendo troppo in fretta? È come dire a un corridore in piena gara che sta tirando troppo veloce."
"Mr. Knight, continuavano a ripetere, lei deve rallentare, non ha il capitale sufficiente per crescere così. E per i benedetti funzionari della banca, questo era folle. Reinvestire tutti i soldi nell'azienda, descrivevano, è una scelta così avventata? Disporre di denaro liquido senza farci un bel niente non aveva nessun senso per me. Certo, sarebbe stata una scelta più cauta, prudente e assennata. Ma lungo la strada ce ne erano tanti di imprenditori cauti, prudenti e assennati, che erano rimasti dove erano. Io volevo continuare a tenere il mio piede sull'acceleratore."
E il funzionario che, diciamo, era responsabile della sua pratica, si chiamava Wallace, e lui scrive: "Che meravigliosa soddisfazione sarebbe stata per te dire a Wallace dove poteva ficcarci il suo capitale e poi andarmene e portarmi la mia azienda altrove." Ma non poteva farlo, perché nel 1965, in America, non potevi vivere in uno stato e avere un conto in una banca che aveva sede in un altro stato.
E quindi nell'Oregon, che era molto più piccolo, c'erano solo due banche.
Una aveva già rifiutato, l'unica che rimaneva era appunto la First National Bank of Oregon, e di conseguenza se quella banca lo avesse buttato fuori era finita.
14 "Non Dire Alle Persone Come Fare — Di' Cosa Fare"
E quindi da tutti questi problemi, anche l'incerto futuro della Blue Ribbon che poteva fallire da un giorno all'altro, decide: "Beh, mi sa che è meglio che mi trovi un lavoro, un lavoro vero e stabile." E quindi si trova un lavoro come professore
di corsi su revisione di conti, contabilità.
In questo periodo Johnson, che era diventato appunto full-time, continua a bombardare, a bombardare, a bombardare di lettere Phil, ma parlando di qualsiasi cosa, sicuramente anche di quando va in bagno. "Ho visto questa persona, le taglie stanno andando bene, ho quest'idea qua, ho quest'idea di là."
E Phil scrive che in passato, quando era a Stanford, nei suoi studi da autodidatta, aveva studiato i più grandi eroi del passato, tra cui Churchill e Kennedy. E ciò che aveva imparato da loro è che nessuno era un chiacchierone, ma soprattutto erano accomunati da una stessa filosofia che lui riassume in una frase: "Non dire alle persone come fare le cose, digli cosa fare e ti sorprenderanno con la loro ingegnosità."
E di fatti è proprio quello che succede con Johnson, perché lui non gli risponde. Ma Johnson è lì, che continua a elaborare, elaborare, elaborare e fa una genialata incredibile. Johnson lavorava sette giorni su sette vendendo e promuovendo la Blue Ribbon. E quando non aveva niente da fare, cioè praticamente mai, inizia a costruire un archivio clienti. Ogni nuovo cliente aveva la propria scheda, con i suoi dati personali, la sua misura di scarpe, la sua preferenza in fatto di calzature.
E quindi l'archivio dava la possibilità a Johnson di tenere traccia di tutti quanti, di sapere quando era il loro compleanno, di sapere cosa correvano, in quale disciplina, quando, come, perché, quali erano i loro risultati. E quindi, magari quando un cliente finiva una maratona, gli mandava una lettera di congratulazione. Quando era il loro compleanno, gli mandavano una lettera di auguri.
E in più, quando tu hai detto "non dire alle persone cosa fare e ti sorprenderanno con la loro ingegnosità", lui scrive che non sa se questa cosa era una buona idea, ma funzionava per Johnson. Quindi magari se fosse stata un'altra persona.
Se fosse stato oppressivo a controllare Johnson, magari sarebbe stato il contrario. Ma anche se ci fosse stata un'altra persona rispetto a Johnson, quindi che leggendo, non vedendo che Phil rispondeva alle sue lettere, avrebbe detto: basta, senti, me ne vado e ciao ciao.
Qua arriva un'altra perla incredibile, perché nel frattempo Johnson si è separato dalla moglie, deve pagare i mantenimenti, gli alimenti, le spese mediche, la retta scolastica ai figli, e quindi scrive a Phil, questa volta davvero seriamente, che aveva davvero bisogno di sapere le prospettive future reali della Blue Ribbon, ma soprattutto come Phil vedesse il futuro.
A questa lettera Phil decide di rispondere, e gli scrive: "La Blue Ribbon era probabilmente destinata a trasformarsi nel corso degli anni in una grande azienda di articoli sportivi." E infatti io qua nel mio conto scrivo, cioè, sto qua pensava al massimo a un'azienda di articoli sportivi e qua è diventata 20.000 volte più grande di quello che lui si immaginava.
E poi continua: "Non sarà facile, ma vale la pena di provarci. Ecco, quest'ultima frase era assolutamente vera. Valeva la pena di provarci. Se la Blue Ribbon fosse fallita sarei rimasto senza un soldo e sarebbe stata una grandissima ammazzata, ma mi sarebbero rimasti i preziosi insegnamenti che avrei potuto applicare alla mia prossima azienda. Gli insegnamenti sembravano immateriali ma sono comunque un patrimonio per cui vale la pena di correre dei rischi. Mettere in piedi un'azienda mi era l'unica cosa al cui confronto gli alti rischi della vita, quindi sposarsi, giocare a Las Vegas, lottare con un coccodrillo, sembravano scommesse sicure. Ma la mia speranza era che il fallimento, se fosse arrivato, fosse rapido, in modo da darmi il tempo e gli anni sufficienti per mettere in pratica tutte le lezioni imparate così duramente."
15 L'Ufficio Sulla East Coast Che Non Esisteva
E poi gli dice a Johnson: "Bene, vuoi lavorare full time? Bene, devi vendere 3.250 paia." Cosa che Phil pensava fosse impossibile.
In realtà gli dice di vendere quelle paia per soddisfare Johnson di una richiesta, cioè di aprire un negozietto. Indovinate un po'?
Lui, Johnson, naturalmente ce la fa, e quindi aprono il primo negozietto della Blue Ribbon che si trovava a Santa Monica.
Beh, cosa succede ora? Dopo questa piccola furia di successo nel nuovo negozio di Johnson entra un tipo e gli dice che aveva trovato un posto dove poteva comprare le Tiger a un prezzo inferiore.
Era di nuovo il Marlboro Man? Sì, quello di prima, l'atleta di lotta del liceo. Che lo chiamavano "Marlboro Man".
Prende l'aereo, torna di nuovo in Giappone, si ferma da Kitami che era il CEO dell'Onitsuka.
Kitami era responsabile della parte di export. Lui va all'Onitsuka, gli spiega che il fatturato sta aumentando e Kitami gli dice: "Guarda che in verità noi vogliamo un distributore, un'azienda molto più grande, e vogliamo un'azienda che abbia anche uffici nella East Coast, quindi New York, Boston." E Phil gli dice: "Ah ma noi guarda che abbiamo gli uffici sulla East Coast." E Kitami fa: "Ah, veramente?" Quindi pensa: "Ah, ok, bene." E quindi fece un ordine da 5.000 scarpe da 20.000 dollari. Naturalmente non aveva né i 20.000 dollari né l'ufficio sulla East Coast.
Kitami gli dice: "Va bene, allora ti spedisco le scarpe al tuo ufficio della East Coast." E Phil gli dice: "Vabbè ok, torno in America e poi ti mando l'indirizzo."
Johnson naturalmente esplode, chiama Phil, e Phil praticamente gli dice tutta la verità, che era stato costretto a dire che aveva uffici sulla East Coast e che bisognava aprire un ufficio sulla East Coast e che Johnson era l'unica persona che poteva farlo. Vediamo di nuovo, se non ci fosse stato Johnson la Blue Ribbon sarebbe morta.
E Johnson praticamente, Phil continua a dire che Johnson aveva cinque stati emotivi. Si arrabbiava, poi si deprimeva e poi alla fine decideva di fare la cosa giusta, che è in questo caso di andare, anche perché lui ci teneva alla Blue Ribbon e vedeva nella Blue Ribbon veramente l'unica opzione della sua vita e quindi decide di andare. Prende Boston anche perché molti
come punto di riferimento. Come dicevi tu, sia Johnson che Phil consideravano la Blue Ribbon essenziale. Infatti Phil scrive: "La Blue Ribbon per noi era un'alternativa alle sabbie mobili delle grandi aziende che avevano inghiottito la maggior parte dei nostri compagni di scuola e amici."
La maggior parte della nostra generazione.
16 "Essere Me Stesso a Tempo Pieno": L'Incontro Con Penny
Quindi arriviamo nel 67. Pian piano l'azienda sta crescendo. Nel 67 chiudono l'anno con 84 mila dollari di ricavi. E poi, il prossimo passo nel 67, prendono questo piccolo locale in California, che lo descrive benissimo, è un posto che fa schifo, ai vetri rotti, le ragnatele ovunque, i muri scrostati, le finestre che non si chiudono, quindi nell'Oregon non è che fa caldo, fa freddo l'inverno. E poi era vicino un bar e in sto bar c'era sto jukebox, e le pareti facevano talmente schifo che quando il bar riproduceva musica dal jukebox loro sentivano la musica del jukebox e Phil scrive che era come lavorare in una discoteca.
In questo periodo la Blue Ribbon non è ancora il lavoro full time di Phil, perché appunto Phil lavorava per questa compagnia che si chiamava Pricewaterhouse. Quindi lavora per sei giorni a settimana come revisore dei conti, la sera tornava a casa Blue Ribbon, weekend Blue Ribbon, ferie Blue Ribbon. E scrive: "Ed ero contento come una pasqua. Non avevo nessun amico, nessuna attività fisica, nessuna vita sociale. La mia vita era squilibrata, certo, ma non me ne importava. In effetti avrei voluto persino più squilibrio, o un diverso tipo di squilibrio. Volevo dedicare ogni minuto di ogni giorno alla Blue Ribbon. Volevo rimanere costantemente concentrato sull'unico compito che davvero contava. Volevo quello che tutti vogliono, essere me stesso a tempo pieno."
Bella questa, essere me stesso a tempo pieno.
Però, come dicevamo, la Blue Ribbon non può ancora sostenersi sulle proprie gambe, quindi non può permettere al suo cofondatore di lavorarci full time, però Phil vuole comunque trovare un modo per dedicarci più tempo. Quindi si licenzia da revisore contabile, e va a lavorare all'Università dell'Oregon come professore di contabilità.
Quando insegna all'università contabilità incontra la donna della sua vita, che secondo me è un altro personaggio che è essenziale in questa storia. Quindi lui è il professore, entra con questa alunna timida, paurosa, che si siede al primo banco. Però è la più brava di tutte, è un fenomeno, prende voti più alti, e quindi Phil si avvicina e le dice: "Ma le interesserebbe un lavoro?" "Che tipo di lavoro?" E Phil le risponde: "Mi serve un contabile per la mia azienda."
E non uscita, Phil le confessa. Scrive: "Le confessai che la Blue Ribbon era in bilico, avrebbe potuto fallire da un giorno all'altro, ma io ancora non mi vedevo a fare qualcosa di diverso. La mia piccola azienda di scarpe era una cosa viva che respirava, che avevo creato dal nulla, l'avevo fatta crescere, nutrita quando era malata e salvata più volte quando era moribonda, e adesso volevo vederla reggersi sulle sue gambe e andare nel mondo. Ne avevo bisogno. Non volevo a nessun costo lavorare per qualcun altro. Volevo costruire qualcosa che fosse mio, qualcosa da poter indicare e dire, l'ho fatto io. Era l'unico modo che conoscevo per dare un senso alla mia vita."
Ora siamo nel 1969, l'azienda sta sempre crescendo un po' di più e registrano 150.000 dollari di entrate e l'anno dopo erano sulla buona strada per i 300.000.
17 Quando Phil Scoprì Il Dossier Segreto di Kitami
Ed infatti proprio in quest'anno nel 69, intorno al 31esimo compleanno di Phil, che decide che la Blue Ribbon andava abbastanza bene da potersi reggere sulle proprie gambe e quindi di dare uno stipendio al suo cofondatore. Quindi lui abbandona l'università ed entra a tempo pieno nell'azienda.
Sempre in questo periodo ci sono le Olimpiadi. Città del Messico. Città del Messico. Dove vince Tommie Smith con la famosa foto con il pugno alzato di protesta contro il razzismo. E alle Olimpiadi c'era lo stand Adidas, c'era lo stand di Puma e c'era anche lo stand della Blue Ribbon. Ma in quello stand non se lo caga nessuno, non ci va mai nessuno. E quindi lui scrive: "Bene, un altro fallimento. Dopo anni ancora un altro fallimento." E cosa è... secondo me è veramente incredibile.
Perché se tu immagini questo piccolo stand della Nike, e anni e anni dopo, quando arriveranno a 16 miliardi di fatturato, la Adidas ne faceva 10 miliardi.
Nella primavera del 69 Penny rimane incinta, e scrive: "Tutti e due eravamo pazzi di gioia ma avevamo anche tante cose a cui pensare. Il nostro confortevole appartamentino era ormai inadeguato. Naturalmente avremmo dovuto comprare una casa, ma potevamo permettercelo? Era possibile gestire una startup e mettere su famiglia allo stesso tempo? Dovevo forse tornare ai bilanci, all'insegnamento? A una professione più stabile?"
Sempre nel 69, nonostante Penny fosse incinta, solo lei chiude 1500 ordini. Phil scrive: "Lavora ogni giorno per la Blue Ribbon nonostante la gravidanza. Ogni vendita era essenziale per farsi conoscere, per soddisfare i clienti, per alimentare il passaparola, per la pubblicità."
A questo punto la Blue Ribbon stava per tagliare il traguardo di 600 mila dollari in vendite e quel giorno lui va in banca e chiede un finanziamento da 1,2 milioni di dollari. Beh, nella banca gli dicono di no, perché superava la soglia di un milione e questa volta gli dissero assolutamente no.
Quindi lui esce per l'ennesima volta dalla First National Bank of Oregon, umiliato, sentirsi dire come imbecille, un buono a nulla, e uscendo nota l'insegna della Bank of Tokyo. Non è che non l'avesse mai visto prima, però dato che era per la First National non ci aveva mai pensato di entrare. Questa volta entra e chiede un appuntamento.
Dopo aver appunto fatto l'appuntamento manda una lettera all'Onitsuka chiedendogli se per loro andasse bene questa sua scelta di entrare appunto in contratto con la Bank of Tokyo. E l'Onitsuka non gli risponde. E lui scrive: "Male, molto male, preoccupante."
E infatti, nel frattempo, mentre non sta ricevendo la risposta, riceve una telefonata da un distributore di scarpe che gli dice che era stato avvicinato dall'Onitsuka per diventare il nuovo rappresentante di tutta l'America. E lui scrive: "Cominciai a tremare, il mio cuore batteva all'impazzata, pochi mesi dopo aver firmato un nuovo contratto con me, l'Onitsuka se la stava già tramando per infrangerlo."
E Phil pensa, pensa, pensa, pensa alle possibili soluzioni, e l'unica cosa che gli viene in mente è invitare Kitami nell'Oregon per parlarci, per fargli capire quanto la Blue Ribbon fosse forte, quanto fosse importante, quello che abbiamo detto fino adesso. Kitami accetta subito, va nel suo ufficio, si siede, e la prima cosa che gli dice è: "Le vendite della Blue Ribbon sono deludenti. Dovreste fare molto meglio." Phil dice: "Beh, teoricamente le vendite in realtà stanno raddoppiando." E Kitami gli risponde: "Non basta. Qualcuno dice che dovrebbero triplicare al posto che raddoppiare."
Kitami con sé ha una borsetta, con dentro un dossier. A un certo punto, appunto, mentre discutono delle vendite, della performance della Blue Ribbon, Kitami si alza per andare in bagno. Phil pensa, si alza, fa il giro della scrivania, va nella borsetta e si guarda il dossier. Torna seduto, come se nulla fosse. Torna Kitami, continuano a discutere e Kitami se ne va.
Quando se ne va, Phil è super curioso di sapere cosa c'è in questo benedetto dossier. E che cosa c'è in questo dossier? Un elenco di 18 distributori di scarpe d'atletica negli USA e un programma di appuntamenti con almeno la metà di loro. Quindi Kitami stava realmente pensando di rimpiazzare Phil. La prima cosa che fu in grado di fare è andare a correre. "E mentre correvo urlavo contro gli alberi, gridavo alle ragnatele tese fra i rami." Quindi chissà cosa gli è passato. Cosa sentiva in quel momento. Quanta rabbia in quel momento.
Quindi ora comincia a chiedere, a pensare ad altre opzioni. Aveva letto su un articolo che c'erano varie società commerciali che avevano delle filiali a Portland.
18 Come Nacquero "Nike" e Lo Swoosh Pagato 35 Dollari
Questa società commerciale si chiamava Nissho. Non è una banca normale ma era appunto una trading company, quindi praticamente una società commerciale giapponese che faceva da intermediario nel commercio internazionale e finanziava appunto le aziende, mettendole in contatto con banche e fornitori. Quindi Phil incontra questo signore, Tom Sumeragi, della Nissho, e appunto gli finanziano l'intero inventario della Blue Ribbon.
Quindi ora deve trovare altre fabbriche, perché l'Onitsuka è l'unica fabbrica che aveva e quindi sapeva che eventualmente l'Onitsuka se ne sarebbe andata. Quindi deve trovare un'altra fabbrica. Trova un'altra fabbrica che anche l'Adidas aveva utilizzato per produrre delle scarpe, e piazza un ordine di 30.000 scarpe.
In questo caso da calcio, da vendere come scarpe da football, perché nel contratto con l'Onitsuka c'era scritto che lui non poteva importare scarpe d'atletica. Ma perché non importare scarpe da calcio? E quindi gli chiedono qual è il nome del marchio. Ci pensa, ci pensa con tutti quanti, e per un po' di settimane vanno avanti e indietro, nome, nome, nome. Però alla fine della settimana, il venerdì, la spedizione sarebbe partita e loro dovevano mandare il nome di questo maledetto
brand e il logo.
Esatto. Quindi cosa fanno? La prima cosa che fanno è chiamano Carolyn Davidson, che lui aveva contattato all'Università di Portland, Oregon. Phil dice a Carolyn: "Mi piacerebbe qualcosa che mostrasse del movimento." Quindi lei torna nell'ufficio e mostra un po' di schizzi, e a loro piace questo logo che sembra proprio una scia che il corridore lascia. Quindi questo logo di Nike, questo swoosh. E loro decidono che questo potrebbe andare bene.
E ora il nome. Niente, arriva quel venerdì e non hanno neanche un nome. Poi arriva Woodell e gli dice che Johnson aveva chiamato, che nel sogno aveva visto davanti a sé un nome e si era svegliato durante la notte e aveva visto questo nome di fronte a sé. Non so se questo è vero perché come è possibile che ti addormenti e ti svegli di fronte a te e di fronte a te hai questo nome. Il nome era Nike.
E Phil dice: "Nike? Nike come si scrive? Qual è lo spelling?" Woodell fa lo spelling. "Ah, Atene, Grecia, la dea della vittoria." Però non ancora convinto. Quindi quel venerdì è il momento di decidere, scrive: "Dimension 6, Falcon, Nike", e poi manda Nike. Paga Carolyn 35 dollari e le dà delle azioni, delle shares. Queste azioni ora varranno sui 4 o 5 milioni di dollari.
19 Il Giro di Boa: Lo Showroom di Chicago e La Dichiarazione di Indipendenza
Come spiegavi tu fino ad adesso producono queste scarpe a Guadalajara, che doveva essere una fabbrica buona, convincente, perché l'Adidas aveva prodotto le sue scarpe lì. E arrivano a quello che io ho definito il Giro di Boa.
Siamo nel 1972, allo showroom più importante di scarpe tecniche in America, a Chicago, e lui scrive: "I venditori e produttori presentavano le loro scarpe nuove, pieno di venditori e rappresentanti utilizzati, quindi la loro sopravvivenza dipendeva da quello. Se ai rappresentanti fossero piaciute le nostre scarpe saremmo sopravvissuti un altro anno, in caso contrario alla fiera del 1973 non ci saremmo stati", perché nel frattempo ricordiamo che le forniture dell'Onitsuka ci sono, ma lui sa che prima o poi i rubinetti si chiudono per davvero, e deve continuare solo con le sue gambe.
Quindi appunto vanno in questo showroom a prendere le loro scarpe. Primo punto, la scatola delle scarpe è già diversa, perché allora le scatole delle scarpe o erano blu o erano bianche. Mentre invece Phil le vuole arancione, arancione fosforescente. Decide di produrle così perché vuole un colore diverso, vuole che le scatole saltino all'occhio.
Aprono la scatola delle scarpe e le scarpe fanno schifo. Sono deformate, la suola sembra che si stia... il logo è storto. Lo swoosh è storto. Uno arriva e dice: "Che diavolo è questo?" E l'altro: "Che diavolo, non ne so." Iniziano a sparare domande erratiche. "E che cos'è questa?" "È una Nike", risponde Phil. "Che diavolo è una Nike?" "È la dea greca della vittoria." "E questo che cos'è?" "È uno swoosh." "E che diavolo è uno swoosh?" E Phil risponde: "È il rumore di qualcun altro." Boom! La risposta piacque, e come se gli piacque, iniziarono a pensare ordini.
Quindi gli fanno tantissimi ordini, qualcosa che non si aspettava, perché le scarpe facevano schifo. Non le conoscevano e lo swoosh era storto. Ora scrive: "E quel perfezionista di Johnson, come al solito, non era contento. Le irregolarità dell'intera situazione, disse, lo lasciavano di sasso. Lo pregai di portare altrove le sue irregolarità e il suo sasso."
Johnson, non ancora convinto?
Va dai rivenditori, Johnson, e dice ai rivenditori: "Ma scusate, vi mostriamo questa scarpa che nessuno la conosce, non è stata collaudata e francamente non è ancora un granché, e voi la comprate. Perché mai?" E loro rispondono: "Facciamo affari con voi tra Blue Ribbon da anni e sappiamo che dite la verità. Tutti gli altri cercano di fregarci, ma voi siete onesti. Perciò se dite che questa nuova scarpa, questa Nike, ha delle potenzialità, vi crediamo."
In meno di una settimana, Kitami dal Giappone va nell'Oregon senza presentarsi, senza annunciare che sarebbe arrivato, entra nell'ufficio, sfonda la porta, dice a Phil: "Che cos'è questa Nike?" E Phil risponde: "Non è niente, è una linea collaterale che abbiamo sviluppato per correre ai ripari nel caso in cui la Onitsuka mettesse in atto quello che ha minacciato di fare, togliendoci il tappeto da sotto i piedi."
E poi se ne va e va a Boston dove c'era, non c'era più Johnson che lavorava lì, c'era un altro che si chiama Woodell. Chiede di andare in bagno e invece va nel magazzino e si trova davanti a tutte queste scatole arancioni. Perché Phil gli aveva detto che in realtà non erano ancora in trattamento.
Esatto. Ma in realtà lo erano in pieno.
E quindi Woodell lo chiama e dice a Phil: "Guarda che Kitami ha scoperto le Nike." E Phil scrive: "Mi lasciai cadere sulla sedia. Bene, dissi ad alta voce parlando da solo. Immagino che stiamo per scoprire se possiamo esistere senza le Tiger."
Quindi lui parla con i suoi dipendenti, e tutti sono davvero impietriti.
Guardo Johnson, è la prima volta che vedeva un'espressione di resa. Come tutti in quella stanza si stavano arrendendo.
Bene, e ora però Phil si alza e parte con il discorso e dice: "Il momento è arrivato, è il momento che aspettavamo, il nostro momento. Basta vendere il marchio altrui, basta lavorare per qualcun altro. Sono anni che l'Onitsuka ci frena, le consegne in ritardo, i pasticci con gli ordinativi, il loro rifiuto di darci retta e di realizzare i nostri sogni. Se questo doveva essere un fiasco, almeno che lo sia alle nostre condizioni, con le nostre idee e il nostro marchio. Abbiamo realizzato vendite per 2 milioni di dollari l'anno scorso. Non considerate questa una crisi, consideratela la nostra liberazione, il nostro atto di indipendenza."
La paura di Phil era che appunto la Onitsuka lo citasse in causa in Giappone. E di conseguenza quello che loro avrebbero dovuto fare era citarli negli USA, perché sapeva che una causa in Giappone non avrebbe mai vinto. Nel 73 esattamente quello che succede, Kitami li cita in Giappone e quello che devono fare è assolutamente citarli appunto in America.
Però prima di quello, secondo me è importante parlare di due cose. Una è della scarpa rivoluzionaria che Bowerman inventò e due l'incontro con una persona che divenne fondamentale come atleta nella Nike.
20 La Waffle: Come Un Ferro da Colazione Cambiò Lo Sport per Sempre
Allora siamo nel 71 e Bowerman sta cercando di risolvere un problema che lo tormenta da circa due anni. Quindi dove lui allena i suoi corridori c'è questa pista fatta di questo materiale che si chiama uretano, che è dura e liscia e che quindi stava causando infortuni ai runner, perché le scarpe chiodate affondavano troppo, mentre quelle senza tacchetti non fornivano aderenza sufficiente, proprio perché era liscia.
Quindi, sto Bowerman, nella sua casetta lì sulla montagna dell'Oregon, fa colazione, mentre appunto sua moglie sta facendo i waffle, e guarda il ferro per fare i waffle. E lì gli viene il colpo di genio, l'ispirazione. E quindi mentre uno dei waffle esce dallo stampo, lui dice: "Ma se io lo capovolgo, creo una vera e propria griglia che va a contatto con la pista. E penso che potrebbe funzionare."
Quindi inizia subito a sperimentare, versando questo materiale che si chiama poliuretano nel ferro del waffle, proprio in quello vero dove lui ci mangiava la colazione, e creando appunto i primi prototipi della sua waffle della Nike.
Nel 73 Nike lancia il modello appunto Oregon Waffle, e mille e anni dopo, appunto si chiama Wolf Run Trainer, segna il primo grande vero successo commerciale di Nike perché diventa il modello di running più amato e gli ordini nel 75 arrivavano a 100.000 unità sotto quella scarpa.
E qua ho scritto, adesso mi ricordo a memoria, qua Phil scrive: chissà se Bowerman, in quella casetta in montagna, quando provava di creare queste waffles con sua moglie, avrebbe mai pensato a cosa lui stava veramente creando e a tutto quello che sarebbe successo dopo.
Esatto, perché questa suola, se voi andate a vedere, sembrano proprio dei waffles a griglia, a girare al contrario. Avevano tre vantaggi: una trazione migliorata, grazie appunto alla presa, che aderiva meglio. Molta più ammortizzazione, perché questi piccoli, diciamo, tacchetti erano in gomma, quindi ammortizzavano. E leggerezza, perché la suola era tutta tacchettata e quindi c'era meno gomma e quindi era più leggera.
Questa non la sai. Nel 2011 il figlio di Bowerman è nel giardino. Non so cosa stesse facendo e nota qualcosa di irregolare. Bowerman aveva sotterrato il ferro originale con cui aveva creato i primi, la prima suola tacchettata della Waffle. Quindi il figlio inizia a scavare, inizia a scavare, trova il ferro originale e ora è esposto al museo di Nike.
Wow! Ma cioè era nel libro?
No.
21 Il Processo Contro Onitsuka: La Verità Che Salva Nike
Nel frattempo ricordiamo che comunque la Nike è in processo con l'Onitsuka, quindi direi di affrontare questo argomento. Scrive: "I nostri problemi, principalmente il processo, potevano davvero farci precipitare rapidamente nella bancarotta. Prestate attenzione a questo perché la Nike va così da sempre. Ci finanziavamo totalmente con denaro preso in prestito. E con la maggior parte di noi che viveva di busta paga in busta paga, camminavamo sull'orlo del precipizio. Se un carico di scarpe tardava, il nostro conteggio delle paghe crollava. Se il nostro conteggio delle paghe crollava, non riuscivamo a generare entrate sufficienti per ripagare in tempo la Nissho e la Bank of California. Se non ripagavamo in tempo la Nissho e la Banca, non potevamo prendere altro denaro in prestito. E se non potevamo prendere altro denaro in prestito, eravamo morti."
E nel 73, eh, le vendite aumentano del 50% e arrivano a 5 milioni di dollari. E lui scrive: "Una cifra che mi lasciò a bocca aperta, e non era soltanto ieri che ne facevamo 8000 in vendite." Quindi pensate davvero a quanta strada sta facendo, a quanta strada ha fatto, a quanti problemi è andato incontro. Ora c'è questo problema e vi assicuro che dopo ce ne sarà ancora.
E scrive: "Tra i problemi legali che avevo e vari altri problemi ero sempre sull'orlo del precipizio." Quindi anche se faceva 5 milioni di dollari era sempre lì.
Esatto. Arriviamo al 14 aprile 1974 e inizia il processo. Phil ovviamente non ha neanche i soldi per l'avvocato, ma per fortuna ha un cugino che è avvocato. Il suo cugino parla con il suo studio e riesce a convincerli che li pagherà solo in caso di vittoria.
Arriva il processo, che lo fanno in America, è un processo molto lungo, però cerco di risolverlo in breve. Ovviamente ci sono due parti, la Onitsuka e Nike, e i personaggi principali che vengono chiamati a testimoniare sono Fujimoto, Kitami, Phil e Johnson. Ovviamente le due parti raccontano storie completamente diverse che si contraddicono tra di loro. Quindi non ci sono documenti veri tranne il dossier di Kitami. E il giudice è abbastanza indeciso. E l'unica cosa su cui poi si basa per dare il verdetto è la verità.
Però c'è una persona chiave che si chiamava Ito. Ito era il compagno di Kitami. Ito l'aveva accompagnato in America e Ito dice la verità. Quindi secondo me è lui che fa la differenza perché Ito lavorava con Kitami e dice al giudice la verità, ovvero che c'era un piano per eliminare la Nike dall'Onitsuka.
22 Il Giorno In Cui Nike Quasi Fallì: La Lezione di Mister Ito
È bello perché durante il processo fiscale che l'Onitsuka iniziava a rodere un po', perché appunto le waffle andavano da Dio e per la prima volta con quella scarpa Nike si stava avvicinando ai volumi di Puma e di Adidas. Quindi vince il processo. Non arriva il primo successo, crea di nuovo un altro problema, perché fino ad allora lo yen era sempre stato stabile, deciso dal governo americano, e a tre poi perché il presidente decide di lasciar fluttuare lo yen, di non renderlo appunto più vincolato al dollaro, quindi lo yen inizia a fluttuare.
Lo yen inizia a fluttuare, il Giappone si sta sviluppando, i costi della manodopera aumentano e quindi produrre in Giappone è estremamente costoso. Quindi deve cercare un'altra fabbrica.
Pensa a Porto Rico, Taiwan. Taiwan, molte persone, molti stavano andando a Taiwan per aprire fabbriche ma la qualità non era top.
E quindi torna in America. E qua è bello questo aneddoto perché la fabbrica fa un po' schifo, è tutta distrutta, l'unica parte operativa è il terzo piano, che poi è tutto da ripulire, da mettere a posto, e lì indica il proprietario, un certo Bill Giampietro, un italiano che chiamavano Geppetto, che gli chiede 250.000 dollari per la fabbrica. E Phil dice: "Va bene dai, facciamo sta follia." Ma il problema, chi paga sta fabbrica? Che soldi non ce l'hanno? La paga la Nissho. Phil chiede il prestito alla Nissho senza dirle che i soldi sono per la fabbrica e paga la fabbrica.
E poi a chi chiede di gestire la fabbrica? A Johnson. E lui fa: "Ma io non so niente, come si gestisce una fabbrica, non l'ho mai fatto, non saprei neanche dove cominciare." E Phil scrive: "Mi misi a ridere, risi risi e risi. Non sai da dove cominciare, non lo sai. E quando mai qualcuno di noi l'ha saputo?" Quindi è interessante che tutto quello che stanno facendo lo stanno imparando sul campo. Infatti scrive:
"La paura di sbagliare, pensai, non sarà mai la nostra rovina come azienda. Non che qualcuno di noi pensasse che non avremmo mai sbagliato. Anzi, prevedevamo che sarebbe successo. Ma se sbagliavamo, eravamo fiduciosi che non avremmo perso tempo, avremmo imparato dai nostri errori e ci saremmo migliorati."
E il capitolo del 75 inizia con una sola frase: "Pagare sempre prima la Nissho." Perché ovviamente erano loro che davano i soldi.
E in più dava una garanzia alla banca.
Esatto.
Quindi se la Nissho se ne andava... erano praticamente finiti.
E forse qui Phil fa uno degli errori che poi rimpiangerà. Perché quando arrivavano a debito con la Nissho erano sempre al limite. Lo pagavano davvero al minuto della scadenza. Perché? Perché il mercato era davvero tanto in crescita, la domanda era enorme, e quindi Phil diceva: "Perché devo diminuire la produzione se so che posso produrre e che il mercato in realtà chiede molto di più?"
Quindi lui scrive: "Crescere o morire? Era questo che pensavo. Perché ridurre l'ordine da 3 milioni di dollari a 2 milioni se l'istinto mi dice che c'è domanda sul mercato per 5? Ordinavo un quantitativo di scarpe che a tutti sembrava assurdo. E infatti riuscivamo a ripagarlo sempre per miracolo, sempre all'ultimo minuto, finché non arrivò di nuovo quel maledetto giorno, un pomeriggio di primavera, mercoledì del 1975."
E devono un milione di dollari alla Nissho e gli mancano 75 mila dollari. Bene, quello che fanno è prendere tutti i conti che hanno, tutti li svuotano completamente e pagano alla Nissho. Ma il problema è che svuotando tutti i conti per pagare la Nissho, Phil di conseguenza non riesce a pagare la Bank of California. E la Bank of California li sgancia, li abbandona, ma soprattutto poi li denuncia all'FBI per frode. Sì.
E qua scrive: "Rimasi in piedi tutta la notte, immaginando centinaia di scenari diversi, riproverandomi per essermi assunto un rischio così. Se solo fossi stato più bravo a vendere enciclopedie, pensai, tutto sarebbe stato diverso." Secondo me è bellissimo perché di nuovo ora vedi Phil Knight, Nike, ma guarda che pensieri aveva, pensieri umani che tutti noi abbiamo e ce li ha avuti anche lui. Ora, l'unica salvezza è sempre la Nissho.
Per salvarli, e quindi va da Ito [?], che era il funzionario responsabile della sua pratica, e di nuovo decide di dire completamente la verità. Gli dice che non ha soldi, che le banche lo hanno buttato fuori, che non ha i soldi per pagare gli stipendi, per pagare i venditori, per pagare nessuno e niente. E in più gli dice: "Lo so che ti devo un milione di dollari, ma ti chiedo in prestito un altro milione per risanare i miei debiti."
E Ito si ferma, lo guarda e dice: "Vediamo, fammi esaminare i tuoi libri contabili." Quindi appunto la Nissho esamina i libri contabili, scopre della fabbrica di cui non sapeva, e alla fine appunto dà comunque la fiducia a Phil perché capisce il volume di vendita, vede la crescita che Nike sta avendo. E soprattutto grazie alle waffle di Bowerman che in quel momento stavano davvero esplodendo. E quindi nonostante Phil li avesse presi in giro per la fabbrica, gli danno comunque fiducia.
Gli dà il milione. Vanno insieme alla Bank of California. E qua è bellissimo. Entrano, si siedono e Phil scrive: "Ito si sfiorò il mento e decise di cominciare, aprendo il fuoco con tutti i suoi cazzo di cannoni. Signori, disse, mi sembra di capire che rifiutate di continuare a gestire il conto della Blue Ribbon. È così? Bene. In tal caso, la Nissho vorrebbe estinguere completamente il debito della Blue Ribbon." I funzionari rimasero sbalorditi, anche Phil non se lo aspettava. Escono, e Ito dice: "Non mi piace l'idiozia, la gente presta troppa attenzione alle cifre." Quindi Ito aveva capito davvero il potenziale di Nike. "Non mi importava un milione di dollari, che fossero uno, due, tre."
23 La Battaglia da 25 Milioni Contro La Dogana Americana
Quindi nel 76, guardando le waffle, Phil scrive:
"Guardando quella scarpa trasformarsi da accessorio popolare a manufatto culturale, mi venne in mente una cosa. La gente potrebbe davvero cominciare a indossarla in ufficio, per fare la spesa, per l'intera vita quotidiana." Ed è bello perché l'Adidas ci aveva già provato con le Stan Smith, scarpe da tennis, ma non c'era riuscito. E quindi Phil, forse è questo il vero goal della Nike, entrare nel cuore delle persone, e quindi decide di far produrre le waffle in blu perché stavano bene con i jeans.
È da questo momento che davvero le waffle esplodono. "Stavamo costruendo un'identità più che un marchio. Nike stava diventando una parola di uso comune, a tal punto che decisero di cambiare il nome della società. La Blue Ribbon aveva fatto il suo corso. Ci saremmo chiamati Nike. Nike Corporated."
Arriviamo al 1977 e lui scrive... "E poi arrivò la lettera." E questa è un'altra bella roba tosta. "Una piccola cosa insignificante. Una banale lettera bianca che arrivava da Washington." E scrive: "L'apri e le mie mani iniziano a tremare. Era una fattura da pagare da 25 milioni di dollari. La lessi e rilessi e non riuscivo a raccapezzarmi."
Cosa era successo?
Arrivava dal tesoro, dalla dogana, secondo cui appunto Nike era indebitata da 25 milioni di dollari verso la dogana. Cosa era successo? Quindi qua va un po' nel tecnico, però lo leggo così lo spiego.
"Si trattava di un intrigo. Dietro c'erano i nostri concorrenti americani, in primis Converse. In poche parole, tutto quello che rimaneva dell'industria americana della scarpa. Avevano fatto lobby a Washington nel tentativo di rallentare il nostro slancio, e le loro pressioni avevano avuto successo più di quanto avessero mai potuto pensare. Erano riusciti a convincere i funzionari della dogana a imporci l'American Selling Price, una legge arcaica che risaliva all'epoca del protezionismo, e che avevano proceduto alla grande depressione."
"In sostanza", così interessante, "l'American Selling Price stabiliva che i dazi di importazione sulle scarpe in nylon dovessero essere pari al 20% del loro costo di produzione. A meno che non ci fosse una scarpa simile prodotta da un concorrente negli USA." Quindi in questo caso l'unica cosa che i concorrenti avevano dovuto fare era produrre una scarpa, farla considerare simile e metterla a un prezzo stellare.
Il problema di questi dazi è che erano retroattivi, ce l'hanno messo senza senso. Quindi tutte le importazioni che lui aveva fatto fino ad allora subirono un incremento del 40%. Quindi, quei 25 mila dollari era circa il fatturato del 77. Quindi qui scrive: "Se anche... 75 milioni." Sì. "Quindi se anche fossimo stati in grado di pagare quei 25 milioni, quindi tutto il nostro fatturato del 77, non saremmo comunque stati in grado di pagare il 40% in più sui dazi per tutte le prossime importazioni."
E qua scrive: "Dobbiamo combattere con tutte le armi che abbiamo. Continuate a ripetermi, ne abbiamo passate tante e ce la faremo anche questa volta."
Nel 1980, Phil decide che è arrivato il momento di fare davvero una mossa coraggiosa e di risolvere questa questione. Perché qualsiasi cosa che hanno provato non ha funzionato. Quindi ha la vasca. Quindi riunisce tutti quanti e dice: "Dobbiamo essere noi a fissare l'American Selling Price."
E quindi che cosa fanno? Lanciano una nuova scarpa da corsa in nylon, appunto simile a quella che producevano loro, la mettono a un prezzo bassissimo, poco più alto dei costi di produzione, e a quel punto i funzionari della dogana avrebbero dovuto utilizzare quella scarpa
come punto di riferimento per il dazio d'importazione.
24 2 Dicembre 1980: Da Idea Folle a 178 Milioni di Dollari
A questo punto la questione della dogana, Phil inizia ad avere il coltello dalla parte del manico, e quindi può pensare alla Cina, e quindi alla quotazione in borsa, perché prima di aprire nuove fabbriche ha davvero bisogno di liquidità.
Come dicevamo prima la sua paura è quella di perdere il controllo, però scopre che può emettere azioni di classe A e classe B. Il pubblico avrebbe avuto accesso a quelle di classe B, quindi che davano un diritto di voto per l'azione. Mentre invece i fondatori, che comunque la cerchia più ristretta intorno a Nike, avrebbero avuto le azioni di classe A, che appunto avevano diritto, davano il diritto di nominare i tre quarti del CdA.
Quindi scrive: "In altre parole, ti procuri enormi somme di denaro, metti il turbo alla tua crescita ma fai in modo di mantenere il controllo." Mi sembrava proprio la soluzione. Però con la soluzione dovevano adottarla subito, perché la finestra si stava per chiudere, Phil vedeva una recessione all'orizzonte e sapeva che se si fossero quotati durante una recessione il mercato gli avrebbe attribuito un valore molto inferiore rispetto a quello reale.
Però prima di quotarci dovevano assolutamente risolvere questa questione della dogana. L'ultima offerta della dogana è 9 milioni. Lui la rifiuta. Tutti quanti gli dicono: "Basta, fermati un attimo, non fare di nuovo lo stesso errore di essere testardo e di continuare di fatto strada."
E accettano i 9 milioni.
Chiudono l'accordo di 9 milioni ed è arrivato il momento di quotarsi in borsa.
Qua fa una riflessione che mi è piaciuta molto sugli affari. Perché ti fa vedere veramente come pensa Phil. "Non sembra giusto definire quello che faccio fare affari. Tutte quelle notti insonni, quei trionfi, quelle lotte titaniche, a noi sembrava molto, ma molto di più. Eravamo consapevoli che una mossa affrettata o una decisione sbagliata avrebbe significato la fine. Il margine di errore andava restringendosi sempre di più mentre la posta in gioco diventava sempre più alta. E nessuno di noi era così ingenuo da pensare che l'unica posta che c'era era solamente il denaro."
"Mi rendo conto che per alcuni fare affari significa perseguire il profitto a oltranza, punto e basta. Ma per noi dire che il nostro unico scopo era fare soldi era come dire che il solo scopo di un essere umano è produrre sangue. Sì, il corpo umano ha bisogno di sangue, di produrre globuli rossi, globuli bianchi. Ma quell'attività quotidiana del corpo non è la nostra missione."
"In un certo momento, dei tardi anni 70, l'ho fatto anch'io. Ho ridefinito il vincere. L'ho esteso oltre la mia definizione originaria, ovvero non perdere, o semplicemente restare vivo. Tutto ciò non basta più a sostenere me e la mia azienda. Come tutte le grandi aziende, anche noi volevamo creare, contribuire, e avevamo il coraggio di gridarlo."
Questa è bellissima, la parte più bella secondo me: "Quando fai qualcosa, quando migliori qualcosa, quando fai nascere qualcosa, quando aggiungi una cosa o un servizio nuovo alla vita degli altri rendendoli più felici o più sani o più sicuri, migliori, e quando lo fai in un modo efficiente, in un modo brillante, nel modo in cui si dovrebbero sempre fare le cose, anche se è raro che sia così, partecipi con maggior pienezza al grande dramma di tutta l'umanità, anziché vivere e basta. Aiuti gli altri a vivere più pienamente. E se questo è fare affari, bene, allora chiamatemi un uomo d'affari. Forse mi ci abituerò."
È bellissima questa. Perché "affari" non vuol dire solamente fare soldi, ma "affari" vuol dire creare qualcosa di nuovo che aggiunge un valore alla vita di altre persone. Una delle definizioni di business che mi piace tantissimo è quella di Richard Branson, "un business è solamente un'idea che rende la vita di una persona migliore." Quindi si quotano, ogni azione vale 22 dollari.
Il 2 dicembre dell'80 si quotano con 22 dollari per azione.
E qua scrive: "Mi addormentai per poche ore. Al mio risveglio fuori faceva freddo e pioveva. Andai alla finestra. L'acqua gocciolava dagli alberi. Foschia e nebbia. Il mondo era uguale al giorno prima."
Era come sempre. Niente era cambiato.
Però io valevo 178 milioni di dollari. E qua non mi so, mi fa pensare, lui vale così tanti soldi però la vita è normale. Cioè la vita continua esattamente come era il giorno prima.
Phil conclude il libro con quest'ultima parte che è davvero bella e secondo me racchiude davvero tutte le ragioni per cui ha fatto tutto questo bordello per un qualcosa che può essere definito una semplice azienda.
E lui scrive: "Mi sdraiai sul letto dopo aver saputo di avercela fatta. Che ora posso stare tranquillo, che ho liquidità. Che posso davvero continuare a far crescere la mia azienda. Che quell'idea folle si è trasformata in qualcosa di molto più grande e che aiuta le persone ogni giorno. Mi chiesi che cosa provassi. Non era gioia, non era sollievo. Se davvero provavo qualcosa, era rimpianto. Oddio, pensai, era davvero rimpianto. Perché onestamente avrei voluto ricominciare tutto da capo."
25 La Morte di Matthew e la Lezione Finale: "Cercate Una Vocazione"
Ok, siamo arrivati all'ultima parte di questo episodio. Ci siamo cambiati posto perché è morta questa telecamera qua, ma vogliamo continuare perché la parte finale secondo noi è quella più bella.
Uno degli eventi che segna Phil per sempre è la morte di Matthew, suo figlio. Travis e Matthew sembravano due ragazzi molto diversi. Matthew aveva un risentimento molto forte per il papà perché lui non era mai a casa e lavorava sempre, e quindi secondo me risentiva questa cosa.
E quindi qua scrive che suo figlio Matthew aveva sempre cercato di trovare se stesso. E quando finalmente si era sposato, aveva avuto una famiglia, durante un'immersione praticamente muore.
E qua scrive: "A 46 metri mio figlio aveva perso conoscenza. Se dovessi pensare a Matteo in quegli ultimi momenti, mentre annaspava alla ricerca di aria, credo che la mia immaginazione mi porterebbe molto vicino a quello che doveva aver provato."
"Eppure ho parlato con due amici che erano con lui."
"Ho imparato che quando qualcosa va storto, spesso un subacqueo prova una situazione detta l'effetto Martini." Questo l'hai letto. "Lui crede che tutto va bene, anzi più che bene. Si sente euforico. E a Matthew deve essere accaduto questo, mi dissi. A Matthew deve essere accaduto questo, mi dissi ancora. Ho scelto di credere a questo scenario dell'euforia, di credere che mio figlio nel momento della fine non abbia sofferto, che mio figlio fosse felice. L'ho scelto perché solo così posso andare avanti."
Puoi fare anche una riflessione sul denaro come abbiamo detto prima? Però qua scrive: "Il denaro quando ha cominciato ad arrivare a palate ha influenzato noi tutti. Noi non eravamo mai stati veramente motivati dal denaro, ma è questa la natura dei soldi. Che tu ne abbia o meno, che tu ne voglia o meno, che ti piacciano o meno, cercano di definire la tua vita. Il nostro compito di esseri umani è fare in modo che non sia così."
Poi la parte finale che mi è piaciuta anche è che parla dei suoi rimpianti. Rimpiange di non essere stato abbastanza bravo come manager. Quindi anche lui magari pensa che come imprenditore, come manager non era abbastanza bravo, anche perché una cosa che voleva evitare erano i licenziamenti, e ci sono stati tre licenziamenti in dieci anni per un totale di 1500 persone.
E scrive: "Provo rimorso anche di non aver trascorso più tempo con i miei figli. Forse se l'avessi fatto avrei potuto decifrare il codice criptato di Matthew. Ma visto che è impossibile, lo so che è impossibile tornare indietro, vorrei condividere la mia esperienza con tutti i suoi alti e bassi in modo che i giovani che stanno vivendo le stesse prove e le stesse odissee possano sentirsi ispirati o confortati. Magari tramite questa storia un giovane imprenditore, un atleta, un pittore potrebbe essere stimolato a tenere duro. Sarebbe bello aiutarli a evitare il classico scoraggiamento. Direi loro di fermarsi un istante, di pensare bene, a lungo, a come vogliono spendere il loro tempo, con chi vorrebbero trascorrerlo nei successivi 40 anni. Direi a quelli che non hanno compiuto ancora 30 anni di non accontentarsi di un lavoro, una professione e neppure di una carriera, di cercare una vocazione. Anche se non sanno cosa significa, la devono cercare, seguendo la propria vocazione. La fatica sarà più facile da sopportare, le delusioni fungeranno da carburante e proveranno soddisfazioni mai provate prima."
Bene, grazie mille per essere arrivati alla fine di questo nuovo episodio di Buona Compagnia. Non dimenticatevi che se vi siete incuriositi o avete imparato qualcosa di nuovo, iscrivetevi, lasciate un like, commentate e soprattutto condividete con chiunque secondo voi possa essere interessato a quello che facciamo. Se siete interessati ad approfondire la nostra raccolta educativa, visitate il nostro sito e iscrivetevi alla nostra newsletter. Per il resto ci vediamo al prossimo episodio.