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Copertina di Per Amore

A 25 anni ero perso. A 31 inizio la gavetta. A 65 ho un impero

di Giorgio Armani

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01 Intro

Marco

Affrontare la vita da solo. Qua scrive, è bello. "Mio padre fu assunto in una sede del fascio come impiegato amministrativo e lo sentivo un po' lontano, non riusciva veramente a confidarsi con lui." Ero solo, mio padre e mio fratello non c'erano più. Lo sconforto mi vinse e piansi.

Francesco

Ogni giorno, come una maledizione, incombevano su di me le parole con cui un giorno fui definito dal mio capo: "Armani, lei sarà per sempre". E qua è un indizio un pochettino.

Marco

di come noi possiamo aumentare un po' la nostra fortuna e la nostra vita.

Francesco

Quale fu la svolta che permise ad Armani di fare, diciamo, il salto di qualità? "Mi piace sentire l'emozione di un'idea che nasce, mi piace affinarla, modificarla, correggerla e infine renderla esistente." Armani, trentun anni. Allora pensi.

Marco

Anzi è appena iniziato.

Francesco

L'ultima frase lo scrive: "questo lavoro che per me è la vita, è un atto continuo di amore."

02 Come una guerra modella un'infanzia

Marco

Certe volte se uno si sente che deve affrontare la vita da solo, sia Armani che Enzo Ferrari ce l'hanno fatta in condizioni che ora io non mi posso neanche immaginare, tutti noi ce la possiamo fare in qualche modo.

Ciao, benvenuto in Buona Compagnia. Siamo Marco e Francesco e ogni mese ci immergiamo in una storia di una persona che ci ispira e ci affascina e ti raccontiamo cosa abbiamo imparato. Questo mese ti raccontiamo cosa abbiamo imparato leggendo il libro di Giorgio Armani, Per amore. È una persona che ci ha sempre ispirato e dopo la sua morte abbiamo deciso di leggere il suo libro e vedere se c'era qualcosa che ci ispirava, che ci interessava, idee, principi del suo lavoro.

E di solito cominciamo con una frase oppure un paragrafo che ci è piaciuto. In questo caso io vorrei cominciare da una frase che mi ha colpito molto perché si collega molto a Enzo Ferrari, e questa frase è "affrontare la vita da solo".

Qua scrive, è bello: "Arrivo alla guerra, che era veramente quella vera, che mi cambiò la vita per sempre. Le cantine erano i nostri rifugi". Quindi provo a pensare, lui piccolino nasce e nasce in questa situazione qua, e ti fa capire anche quando oggi, anche se la nostra vita non è perfetta, nessuna vita è perfetta, viviamo nel periodo più bello dell'umanità. E pensare che una persona come Giorgio Armani ha vissuto in un periodo di guerra difficilissimo, mi fa pensare molto.

E qua scrive: "durante la guerra fu mia madre ad assicurarci un cibo diverso da quello che veniva comunemente dato". Qua è bello perché scrive: "il pane era duro, rigido in odore e in sapore, che conteneva una mollica appiccicosa. E la sera si mangiava solamente il caffè latte, si mangiava il pollo ogni tanto e solamente grazie alla generosità di amici, di famiglia che risiedevano nelle campagne si poteva andare a prendere il pollo e la carne da mangiare". E qua scrive bello: "spesso mia madre fingeva una gravidanza camuffandola sotto le ampie gonne di allora per evitare che le pattuglie tedesche in giro per la campagna le proibissero di racimolare qualche uovo, un pollo e due forme di pane".

03 "Affrontare la vita da solo": il padre lontano e il parallelo con Enzo Ferrari

Francesco

Esatto, perché come dici te Armani nasce durante la seconda guerra mondiale, ed è bello anche che scrive che immaginati un bambino fin da piccolino che deve essere fin da subito abituato a guardarsi le spalle, a fare attenzione all'aria in giro, a fare attenzione con chi parla, con chi parlare, ma anche con che cosa giocare. Ed è bello anche quando scrive che fin da piccolino era stato abituato a nascondersi nei bunker, nei rifugi sotterranei, nelle cantine come dicevi tu, proprio per ripararsi dagli attacchi aerei.

Marco

Sì, perché qua ora ci ricolleghiamo alla frase che secondo me è bellissima, che è "affrontare la vita da solo", perché qua scrive di suo papà: "mio padre fu assunto in una sede del fascio come impiegato amministrativo e lo sentivo un po' lontano, non riusciva veramente a confidarsi con lui ed era veramente troppo lontano". E scrive: "avevo 25 anni e sentì di non aver mai conosciuto mio padre veramente". E poi qua scrive: "capì di dover affrontare la vita da solo".

E questa frase mi fa pensare a un passaggio bellissimo, un paragrafo bellissimo della biografia di Enzo Ferrari, Le mie gioie terribili si chiama la biografia. Dopo l'esperienza militare che Enzo fece, lui provò a entrare alla Fiat e scrive: "ero pieno di speranza quando entrai nello studio di Corso Dante. E fu un fiasco. La Fiat mi disse, cortesamente, che non poteva assumere nessuno perché non era abbastanza grande per ospitare tutti i reduci di guerra. Era l'inverno del 1918, penso. Rigidissimo. Lo ricordo con grande pena".

E poi questa, secondo me, è il paragrafo, le due linee che sono veramente... La prima volta che l'ho letta mi sono messo a piangere. Ora l'ho letto così tante volte che ne so la memoria. Scrive: "mi ritrovai per strada, i vestiti mi sigillavano addosso, attraversando il Parco del Valentino". Quindi qua Torino c'è il Parco del Valentino, che bello pensare che magari tu vai al Parco del Valentino ed è la stessa strada, lo stesso posto, di cui tanti tanti anni fa Enzo Ferrari camminava.

E quindi scrive: "mi trovai per strada, i vestiti mi sigillavano addosso. Attraversando il Parco del Valentino, dopo aver spazzato la neve con la mano, mi lasciai cadere su una panchina. Ero solo, mio padre e mio fratello non c'erano più. Lo sconforto mi vinse e piansi".

Francesco

Bella.

Marco

E per questo, qua scritto, è anche un po' una cosa che mi rincuora, sapendo che certe volte, se uno si sente che deve affrontare la vita da solo, se sia Armani che Enzo ce l'hanno fatta, in condizioni che ora io non mi posso neanche immaginare, tutti noi ce la possiamo fare in qualche modo.

04 Cosa significa essere "in ritardo e senza mestiere" a 25 anni

Francesco

E questo mi rincuora tanto. Quindi Armani vive durante la guerra, finisce la seconda guerra mondiale, e da ragazzo decide di continuare gli studi e decide, penso un po', di iscriversi a medicina. Quindi dalla medicina alla moda, due cose che non c'entrano nulla, però come primo passo decide di iscriversi all'università di medicina.

Però, come spesso accade, magari tu decidi di intraprendere un nuovo percorso perché ti sembra quello giusto ma non ne sei sicuro al 100%, cioè non sai ancora che cosa vuoi fare. Ed è bello leggere che anche una persona come Giorgio Armani si sentiva esattamente come puoi sentirti il migliore in questo momento o qualsiasi altra persona.

Quindi scrive: "scelsi l'università di medicina, non ero per nulla convinto di quel percorso e non avevo per nulla le idee chiare su che cosa fare". E scrive ancora: "mi sentivo in ritardo e senza mestiere". In ritardo e senza mestiere. Quindi ripeto, pensare che una persona come Giorgio Armani si sentiva in ritardo e senza mestiere e poi è riuscito a fare quello che ha fatto, come dicevi tu prima, questo passaggio a me rincuora tantissimo.

05 Perché la passione non è il punto di partenza

Marco

Se uno può pensare che, pensa che, beh, anche se lui si è iscritto al corso di medicina e non voleva fare quello, aveva già una passione per la moda. Ma neanche quello, neanche quello. La moda non gli interessava per niente.

E qua scrive: "studiare mi era facile. Ero così distratto e forse consapevole, come hai detto te, di non aver scelto la strada giusta. La moda non faceva parte per nulla, almeno in modo chiaro, del mio essere. Vivevo una certa inquietudine per tutto ciò che vedevo attorno, una specie di insoddisfazione un po' in tutti i campi. Ero spesso definito come quello mai contento e scontento di tutti, ma del fuoco sacro della moda, quella di cui si parla quando si motivano le scelte di un creativo del settore, nessuna traccia".

E questo è interessante perché qua ho scritto: Cucinelli è molto simile, perché anche lui ha 25 anni, non sapeva cosa fare e poi decise di cominciare a produrre. Cucinelli sceglie ingegneria.

Francesco

Esatto. E poi con un collegamento casuale arriva.

Marco

E qua ho scritto che molte persone, come Cucinelli definirebbe, sono di tutta la vita, oppure quello che viene definito in inglese "your life's work", or "your life's task", cioè il lavoro della tua vita, ok? Per molte persone arriva molto presto. Abbiamo incontrato una persona della nostra famiglia che è uno dei più grandi chirurghi in America e lui già all'età di 13 anni sapeva che quello era il suo sogno. Quindi per molte persone questo life's work si manifesta subito in età molto giovane.

Per altre persone invece come Cucinelli e Armani — perché Armani, fu Armani quando lui aveva già 40 anni — a 31 anni faceva un apprenticeship, un internship con Cerruti, che era anche lui uno stilista, un grande stilista italiano.

E qua c'è una cosa interessante che ho visto leggendo. Questa nozione, qua ho scritto, questa nozione di "seguire la tua passione", ok? Che già da piccolo, quando una persona ti chiede cosa vuoi fare da grande, ti senti che devi dire esattamente quello che vuoi fare, o che devi, ti senti che se non sei appassionato di niente, ti senti un po' fuori posto. Esatto, in difetto.

E però questa nozione di seguire la tua passione è un po' secondo me fuorviante. È molto attraente come messaggio: segui la tua passione, fai quello che ti piace. Però da quello che ho visto, per Armani è un po' il contrario, perché lui non aveva la passione della moda. Però... com'è nata questa passione? È tutto il contrario.

Ha incontrato delle persone, incontrando queste persone è finito in un ambiente, si è interessato in un'area particolare, che era la moda in questo caso, è diventato bravo a farlo, aveva un talento, quindi bravo a farlo, un talento, è una cosa che è naturale a te, quindi è un'estensione di te stesso, ti stimola, aiuta le persone, perché anche la moda uno può pensare beh fanno solamente vestiti, ma in quel caso Armani invece pensava che la moda potesse aiutare l'individuo a sentirsi meglio. Quindi aiuta la vita di altre persone e poi dopo che hai tutti questi elementi sviluppa una passione per questa cosa. Quindi è praticamente tutto il contrario.

06 Come Armani entra nel mondo della moda alla Rinascente

Francesco

Quindi Armani, come dicevi tu prima, non ha la passione della moda ma entra in contatto con la moda perché un'amica gli propose di tentare la strada della Rinascente che stava appunto assumendo, e avevano la necessità di fare un catalogo e si avevano delle foto da presentare, un po' come curriculum.

Il problema è che Armani, non avendo nessun interesse per la moda, non aveva frequentato nessuna scuola d'arte, di fotografia, e quindi presentì delle fotografie completamente, che lui definisce, che facevano abbastanza schifo. E ovviamente degli scatti da dilettante che vengono rifiutati. Però, d'altro canto, Armani viene assunto per assistere ai vari studi di architettura, realizzare le mostre, le sfilate, i litigi e tutto eccetera. È proprio così che inizia a entrare in contatto col mondo della moda.

Marco

E qua sono sempre incontri. Cominciano sempre con degli incontri, e qua è un indizio un pochettino di come noi possiamo aumentare un po' la nostra fortuna nella nostra vita, cioè incontrare più persone possibili. Penso, andare a quell'evento che magari non hai voglia di andare perché non sai mai chi puoi incontrare, cosa può succedere. E qua è veramente una persona dopo l'altra, ma anche come Cucinelli è uguale.

Francesco

Se magari lui non avesse mai conosciuto sua moglie, non sarebbe mai andato a Solomeo, non avrebbe mai visto il padre avere un negozio e non avrebbe mai iniziato a produrre maglioni di cashmere.

Marco

E quindi magari se Armani non fosse mai andato alla Rinascente, non avesse mai incontrato Cerruti, chissà dov'era.

07 "Lei sarà per sempre un buon secondo": la maledizione del capo

Francesco

Armani scrive: "è stata una lunghissima gavetta che ha avuto sicuramente un grande peso per il proseguimento della mia attività nella moda". Ed è proprio durante questa gavetta che il suo capo, non dico ogni giorno, però lui scrive: "ogni giorno come una maledizione incombevano su di me le parole con cui un giorno fui definito dal mio capo: Armani, lei sarà per sempre un buon secondo". Immaginati Armani, Giorgio Armani, definito un buon secondo.

08 Quando Armani inizia con Nino Cerruti: "osservare ma anticipare"

Marco

E poi lascia, poteva continuare per sempre. Scrive, però questa frase secondo me gli sta proprio qua, e non era secondo me una persona che poteva seguire ordini.

E quindi all'età di 31 anni, comincia a lavorare per Nino Cerruti, che era un grande stilista italiano. A 31 anni. È interessante perché ora magari una persona si sente indietro perché una persona della stessa età già ha ottenuto qualsiasi cosa. Armani, ha 31 anni. Anzi è appena iniziato. Appena iniziato. Anzi non aveva nemmeno idea di quello che stava per realizzare.

Esatto, perché Nino cercava in Italia una figura che era già esistente in Francia, che era quello dello stilista. Il suo compito scrive, quindi il primo compito di Armani: "il mio compito era suggerire una nuova immagine dell'uomo. Cerruti mi chiese nuove soluzioni per rendere il vestito meno rigido, più confortevole, meno industriale e più sartoriale".

Qua scrive un'altra cosa che secondo me impara lavorando con Cerruti, che è molto importante quando lui va a disegnare i suoi primi vestiti. Capisce cosa vuol dire veramente essere uno stilista e scrive: "essere uno stilista si rivelò subito un mestiere a metà strada tra la fantasia più audace e la grande concretezza. Si doveva sempre osservare, ok, ma anticipare". Osservare ma anticipare. Due parole molto importanti, ci ritorniamo poi dopo.

E quindi ora finisce la sua collaborazione con Cerruti, non scrive come accade questa fine della sua collaborazione con lui, e però lì cominciano i suoi passi da imprenditore.

09 Quando nasce la Giorgio Armani Corporation: 1975, 10 milioni di lire

Francesco

Quindi inizialmente la sua attività era più che altro di consulenza stilistica, e col tempo pian piano inizia anche lui a creare una sua linea. Però la domanda è, e qua siamo all'inizio degli anni 70: quale fu la svolta che permise ad Armani di fare, diciamo, il salto di qualità? E arrivò quando Giorgio Armani cadde sotto l'attenzione degli americani, perché furono proprio per prime le donne americane ad apprezzare i suoi lavori, i suoi vestiti, le sue giacche, i suoi abiti. È da qui che pian piano negli anni 70 appunto nasce la Giorgio Armani Corporation, e grazie a questo apprezzamento da parte degli americani Giorgio Armani inizia a salire.

Marco

E fonda la Giorgio Armani Corporation con un capitale di 10 milioni di lire, che erano equivalenti a circa 70 mila euro di oggi. E qua scrive: "in quegli anni la moda era pervasa da tendenze spinte eccentriche. Io scelsi la strada del togliere anziché aggiungere". Questo è un concetto chiave, ci ritorniamo poi dopo.

Francesco

Cioè, anche fino all'inizio Armani decide, come dicevi te, di andare controcorrente piuttosto che seguire il flusso.

10 Perché negli anni di piombo Armani sceglie l'eleganza che sussurra

Marco

Esatto, e una cosa che gli dà veramente fastidio era la creatività fine a se stessa, anziché essere al servizio dei consumatori. E questo è importante perché lo leghiamo poi dopo a una persona che secondo me è molto simile ad Armani, che è Steve Jobs, e leghiamo questi due concetti a Steve perché sono veramente molto molto simili. La cosa interessante che non sapevo è che i suoi inizi erano durante i cosiddetti anni di piombo.

Francesco

Esatto, perché è l'epoca del terrorismo in Italia, l'epoca dei rapimenti, degli assassini, degli attentati, delle bombe a Milano, e Giorgio Armani scrive: "C'era un clima generale di contestazione di tutto quello che fino ad allora era stato considerato normale".

Marco

Ed era un periodo che si caratterizzava: da un lato c'era il terrorismo di sinistra, quindi le Brigate Rosse, e dall'altro c'erano le stragi di estrema destra. Quindi in quel periodo c'è stata la strage di Bologna, dove hanno messo un ordigno che era posto nella sala d'aspetto della stazione centrale: esplose provocando la morte di 85 persone, il ferimento di oltre 200. E poi il culmine arrivato col rapimento e l'assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Quindi un periodo molto difficile.

Francesco

Ma il punto è che Armani in questo momento è proprio nel momento chiave. Esatto. E Armani scrive: "questo fare piazza pulita del passato mi ha costretto a ricominciare da capo".

Marco

Sì. E quindi e quindi aspetta, torniamo al punto di prima che era "osservare ma anticipare". Quindi lui osserva cosa sta succedendo e anticipa poi uno stile che diventerà chiave per Armani.

Francesco

Esatto, perché lui comprende il tempo, comprende la gente. Sì. E comprende che cosa la gente in quel momento avrebbe avuto bisogno.

Marco

Perché la sua prima risposta a questo periodo molto buio era quella della sobrietà. Ciò vuol dire: Armani creò un'eleganza che era molto invisibile, ma era molto raffinata. Quindi non usava colori spinti, era sempre bianco e nero ed erano dei colori che sussurravano invece di gridare "guardami, guardami, guardami". E quindi era un lusso molto discreto che non provocava e non divideva.

La vera rivoluzione però arriva, quindi osserva quello che accade e poi anticipa quello che le persone volevano. Arriva con la giacca destrutturata del 1975.

11 Come Armani decostruisce la giacca e inventa il power suit femminile

Marco

Per capire l'importanza andiamo a vedere cosa significava la giacca tradizionale. La giacca tradizionale era rigida, strutturata, c'erano le spalline imbottite che allargavano le spalle ed era il simbolo del potere patriarcale, della gerarchia borghese, di tutto ciò che gli anni di Piombo stavano veramente contestando.

E quindi Armani cosa fece? La decostruì letteralmente. Elimina le spalline imbottite, ok l'elimina completamente, sceglie dei tessuti molto morbidi e naturali e creò una giacca che si muoveva col corpo invece di imprigionarlo.

E poi in quel periodo arriva un'idea ancora più geniale che era il power suit femminile. Quindi lui cosa fa? Voleva dare il potere anche alle donne di sentirsi donne di potere. Sentirsi donne che anche loro potevano fare carriera. E quindi cosa fa? Quindi qua osserva e anticipa il desiderio di queste persone, e scrive, cosa fa? Prende la giacca e i pantaloni maschili e li reinterpreta per le donne.

Non era un semplice travestimento, ma una rielaborazione elegante che dava alle donne gli strumenti, letteralmente gli abiti, per competere nel mondo del lavoro con autorevolezza. In un'epoca che contestava i ruoli di genere tradizionali, Armani offrì una risposta concreta attraverso la moda.

E quindi lui scrive: "in questo periodo ero capace di giocare in anticipo. Il bisogno del pubblico di si avverta ancora prima che si manifesti, e si gioca ad anticipo, identificando i cambiamenti della società". Eppure questa idea di creare queste, anche se lui comunque pensava di giocare in anticipo, l'idea di poter dare questa giacca destrutturata, di creare questo power suit per le donne era molto criticato. E lui scrive: "ero sicuro di aver ragione e non scesi mai, nemmeno per un momento, a compromessi. Ero un quarantenne dai capelli brizzolati che vedeva il mondo intorno a sé con intuito e concretezza. Al bisogno evidente di nuove forme d'abito risposi concretamente, proponendo giacche svuotate di tutto".

Francesco

Anche perché, come dicevi tu prima, il bello scopo di Armani è proprio questo, cioè riuscire a toccare la quotidianità. E quindi lui scrive: "scoprire che una giacca ha aiutato una donna a sentirsi più sicura e più forte in un meeting, sono proprio questi gli stimoli a cui non potrei mai rinunciare". È forse proprio per questo che a più di 90 anni era ancora lì a lavorare nella sua azienda, proprio perché forse questa possiamo considerarla un po' come la sua missione.

12 Perché Armani parte dal corpo e non dalla creatività

Marco

Uno dei principi molto importanti è che lui, se torniamo indietro e magari immaginiamo Armani seduto sulla scrivania a disegnare i vestiti, i primi power suit, la prima giacca destrutturata, io ho pensato, beh, sicuramente Armani ha cominciato dai vestiti, ha cominciato a magari guardare i tessuti. Invece quello che lui scrive molte volte è che la cosa più importante non è la creatività fine a se stessa.

Quindi per me è i vestiti, quindi creare un vestito super creativo, ok? La cosa più importante è partire dal corpo. Quindi la cosa che lui odia, come abbiamo detto prima, è la creatività fine a se stessa. Quindi creare un qualcosa lo possiamo applicare anche a qualsiasi prodotto che noi creiamo, a qualsiasi cosa che noi facciamo, tanto per farla la creatività fine a se stessa. Quello che lui amava invece era creare un qualcosa che era al servizio dei consumatori partendo dal corpo.

E scrive: "non ho mai amato la creatività fine a se stessa. L'esplosione di fantasia capace giusto di stupire e lasciare a bocca aperta con creazioni che poi da indossare non hanno nulla di concreto. Io penso che ogni cosa deve tradursi in un capo, in un accessorio che poi una donna e un uomo saranno in grado di portare". E qua continuo a scrivere: "il corpo è il punto di partenza e di arrivo di tutto ciò che faccio".

Un legame che io ho fatto è quello con Steve Jobs, che ne parleremo molto perché ho tantissimi esempi qua. Però c'è un'intervista dove lui dice: la cosa più importante è partire dalla esperienza del consumatore e poi tornare indietro per creare la tecnologia. Ok? È la stessa cosa. La tecnologia in questo caso è la creatività fine a se stessa, quindi i vestiti. L'esperienza del consumatore è partire dal corpo.

E qua scrive: "il punto di partenza quindi di quello che faccio è il corpo. Molto spesso il corpo nella moda è una pura astrazione". Quindi in questo caso possiamo immaginare all'esperienza del consumatore. Magari si dice si pensa prima al prodotto e poi all'esperienza e invece è il contrario. Quindi il corpo è pura astrazione nella moda, "sulla quale gli stilisti immaginano fantasticherie realizzate per mostrare quello che non era mai stato fatto o pretende a un ideale irraggiungibile cui aspirare in vano. Ed è sempre stato per me un modo molto dannoso di intendere la moda".

A cui decenni prima anche Coco Chanel si era posta, e lui aveva sviluppato questo apprezzamento quasi medico per la verità del corpo che non l'ha mai abbandonato. E quindi lui dal primo punto di vista andava controcorrente. "In un momento in cui tutti sembravano urlare a squarciagola come siamo belli, com'è bello questo vestito, io preferivo sempre il sussurro di un'eleganza essenziale, l'armonia di una proporzione perfetta".

13 "Non c'è bisogno di spogliarsi per rivelarsi"

Francesco

E qui fu allora che decide di fare questi power suit, la giacca destrutturata. Soprattutto c'è una frase che racchiude tutto quello che hai detto, che lui scrive: "non c'è bisogno di spogliarsi per rivelarsi".

Marco

Non c'è bisogno di spogliarsi per rivelarsi. Quindi in ogni sua espressione mette sempre al centro la persona, non l'abito che indossa. La persona, non l'abito che indossa.

Francesco

Anche il concetto di bellezza ed eleganza non è il fatto che è il corpo che deve essere esposto allo sguardo di tutti, ma il concetto di suggerire, velare e rivelare, lasciando intuire senza mai esibire. Sì, penso è bello. Bellissimo. Lasciando intuire senza mai esibire.

14 Perché la grande tecnologia parte sempre dall'esperienza umana

Marco

Lasciando intuire senza mai esibire. E qua nel mio punto ho scritto, sono veramente le prime, è molto simile a Steve Jobs secondo me, da questo punto di vista. Dal suo pensiero di invece di partire dai vestiti partire dal corpo umano, dalla persona.

Qua scritto: "la cosa importante era partire dall'esperienza più semplice possibile per l'umano". L'esperienza più semplice possibile per l'umano, e poi tornare indietro e costruire la tecnologia per rendere quell'esperienza possibile. E qua quello che lui scrive, non che lui scrive, ma è una biografia. Ce ne sono due bellissime. Una prima si chiama Insanely Simple e l'altra si chiama Make Something Wonderful.

Penso nel primo libro Insanely Simple c'è un esempio che collega questo concetto di partire dall'esperienza più semplice dell'essere umano e poi tornare indietro e creare la tecnologia. Nel 1844, quando fu inventato il telegrafo, che rappresentò una svolta incredibile nelle comunicazioni, si poteva effettivamente inviare un messaggio da New York a San Francisco nel pomeriggio, che prima non era possibile. Alcune persone parlavano di mettere un telegrafo su ogni scrivania in America per migliorare la produttività. Ma non avrebbe funzionato.

Non avrebbe funzionato. E il motivo per cui non avrebbe funzionato era perché avresti dovuto imparare tutta quella sequenza di strane incantazioni, il codice Morse in questo caso. Ci volevano circa 40 ore per imparare a usare il codice Morse.

Francesco

Quindi fortunatamente, cosa succede poi?

Marco

Che nel 1870 arriva Alexander Graham Bell, che depositò i primi brevetti per il telefono, che era una svolta radicale nelle comunicazioni, che svolgeva praticamente la stessa funzione del telegrafo, però le persone lo sapevano già usare. Ti permetteva di intonare le tue parole con un significato che andava oltre la semplice linguistica.

"Oggi ci troviamo", lui scrive, "nella stessa identica situazione. Alcune persone dicono che dobbiamo mettere un PC IBM su ogni scrivania in America per migliorare la produttività, ma non funzionerà. Le cose speciali che devi imparare questa volta per fare funzionare un PC IBM sono anche molto complicate e la maggior parte delle persone non imparerà mai tutte queste cose da fare per usare un PC IBM".

Ed è proprio qua che entra in gioco il Macintosh. Il Macintosh, Jobs spiega, nasce dall'osservazione di cosa le persone apprezzavano, ok? Che cosa apprezzavano? Apprezzavano le belle tipografie, apprezzavano le espressioni personali, piuttosto delle capacità tecniche.

"Quello che intendo è che se guardi veramente alla facilità d'uso del Macintosh, la motivazione trainante dietro a questo era portare non solo la facilità d'uso alle persone così che molte molte più persone potessero usare il computer per cose non tradizionali, ma era portare bellissimi caratteri e tipografie alle persone non per tracciare calcoli di flusso laminare, ma affinché potessero vedere bellissime fotografie o immagini o opere d'arte per aiutarli a comunicare quello che stavano facendo nella loro vita".

Un altro esempio che qua ho scritto è che al team di Apple era stato affidato il compito di sviluppare un modo molto semplice per trasformare un video casalingo in un DVD. E quindi c'era questa persona che si chiamava Mike Evangelist, e col suo team hanno lavorato ore e ore e ore per creare un'interfaccia che era molto semplice per poi presentare a Steve.

E lui, Mike, rimase scioccato quando Steve entra nella stanza. Ignora tutto il lavoro. Va dritto alla lavagna bianca. E dice: "ecco la nuova applicazione". Disse: "hai una finestra? Trascina il video nella finestra, poi clicca il pulsante che dice masterizza. È tutto. Questo è quello che faremo".

Quindi qua ci sono due concetti. Uno è il concetto della semplicità, che andremo a parlarne dopo, ma l'altro è, ok, di nuovo, qual è l'esperienza più semplice dell'essere umano? E poi andiamo indietro, creiamo la tecnologia per rendere questa esperienza possibile.

Una cosa, secondo me, dovevo dirla prima, che era un po' un disclaimer, secondo me, di tutto quello che stiamo condividendo, è che tutte queste idee, questi principi, che hanno funzionato per Armani, per Cucinelli, per tantissime altre persone, l'importante è usarli come ispirazione e spunto di riflessione, perché ciò che ha funzionato per loro magari non funziona per noi e potrebbe essere anche completamente contrario alla nostra natura.

Una cosa che era proprio secondo me un archetipo di Armani, che non so se può funzionare per altre persone, è che anche se lui pensava alla moda come uno sport olimpico, cioè si lavora tutti insieme, c'è un gruppo e si lavora, però lui alla fine è l'ultima persona a decidere.

Qua scrive: quindi quando la Giorgio Armani cominciava a crescere, "alcuni miei dirigenti suggerivano cambi importanti al vertice e una nuova organizzazione interna. La mia risposta è sempre stata: il successo della Giorgio Armani sta nel fatto che dipende dalle scelte di una sola persona". Quindi sì, è certo, perché c'è un team dietro, ma alla fine la decisione rimane solo la sua. Questo è un archetipo che ha funzionato per lui, però magari non funziona per altre persone.

15 Perché Armani e Jobs rifiutano di delegare le scelte chiave

Francesco

Però secondo me questo rappresenta proprio la sua personalità. Infatti lui scrive: "io, Giorgio Armani, ho l'incapacità di delegare? Assolutamente sì, perché più un mestiere è creativo, più è difficile spiegare a qualcun altro quello che vuoi". Anche se glielo puoi spiegare mille volte, ma soprattutto perché molto probabilmente neanche tu stesso sai che cosa vuoi. E come dicevi tu, lui ha imparato col tempo a rinunciare ad aspettarsi il colpo di genio dal manager di turno o dall'amministratore delegato, perché alla fine l'ultima scelta è quella di Giorgio Armani.

Marco

Ed è molto simile anche qua a Jobs, dove sempre nel libro Insanely Simple lui non credeva nel delegare decisioni di marketing significative ad altri. E durante la campagna quella di Think Different, che possiamo metterla qua ma è quella più importante dove ci sono tutte le persone più importanti della storia, nel libro qua scrive che Jobs era coinvolto in ogni singola cosa.

Jobs in quel periodo era anche CEO di Pixar, quindi lavorava tre giorni su Apple e altri due giorni su Pixar, ma nel marketing di quella campagna pubblicitaria lui era presente ogni secondo. Ogni immagine, ogni parola doveva passare prima a lui e poi agli altri. "Non in modo tirannico", scrive, "ma come partecipante entusiasta. Ho perso il conto delle telefonate di mezzanotte che abbiamo fatto solo per rivedere il testo di una pubblicità che stava per essere pubblicata".

Jobs lavorando fino alle tre del mattino per approvare personalmente ogni versione del commercial Think Different, la notte prima della presentazione. La sua giustificazione qua era molto pragmatica: "se pensi che sia importante, trovi il tempo per farlo". Non era pazzia perfezionista, era la convinzione che la qualità del risultato finale aumenta in proporzione diretta al coinvolgimento del decision maker ultimo, che era Steve. Quindi anche lui non amava delegare. Però per Armani funziona.

16 Il giudizio e il gusto: la competenza che non si insegna

Francesco

Sì, che per Jobs funzionava pure. Nel 75, come dicevi tu, fonda l'azienda con un capitale di 10 milioni di lire. Nel 98 la Giorgio Armani S.p.A. fattura 1.502 miliardi di lire, che sarebbero 766 milioni, con un utile di 242 miliardi e con un valore dei prodotti venduti in tutto il mondo di 6.000 miliardi di lire. Quindi come dicevi tu non è detto che, sia funzionato per lui, funziona anche per gli altri.

Marco

La cosa che mi fa pensare in questo momento è che lui, sì, è l'ultimo a decidere, ma quello che è riuscito a sviluppare era l'istinto, era il proprio giudizio, quello che viene chiamato gusto.

E qua c'è una conversazione che ho sentito tra Naval Ravikant, che è una persona molto intelligente, e Eric Jorgenson, che è l'autore del libro The Almanack of Naval Ravikant. E qua spiegano, cioè, Armani, come Steve, lui è l'ultima persona a decidere, ma le sue decisioni, penso, nella maggior parte dei casi sono giuste.

Quindi come arriva a fare quelle decisioni giuste? Perché c'è solo Armani. Lui ha cominciato a creare vestiti, però un passo dopo l'altro scrive: "mi sono avventurato altrove. Il mio nome compare su una linea di cosmetici e di profumi. Creo arredi, interni per alberghi, case a cui ho dato il mio nome a Milano e uno a Dubai. Ho arredato residence prestigiosi e abitazioni private in paesi diversi".

Quindi poi lui si è messo a fare altre cose e tutte quelle cose poi nel loro modo hanno avuto successo. Quindi le sue decisioni sono giuste, ma le sue decisioni sono giuste perché lui ha sviluppato durante il tempo quello che Naval Ravikant esprime come la cosa più importante, che è il giudizio.

Il giudizio diventa la cosa più importante. Il concetto principale tra Naval e Eric che stavano discutendo è che il giudizio, quindi sviluppare il proprio giudizio personale, il proprio taste, il proprio gusto, è la cosa più importante. Perché se sai dove andare, se sai dove navigare, vieni pagato molto di più, hai più responsabilità, e la direzione conta molto di più di ogni altra cosa.

E il giudizio importante, come lo si sviluppa? Lo si sviluppa, deriva dall'esperienza e dalla riflessione. Quindi vivi delle esperienze, rifletti su queste esperienze e costruisci il tuo giudizio. Il tuo giudizio poi, come è capitato sicuramente ad Armani, diventa così buono, è così bravo che non riesci neanche a spiegare perché, quando dici ok facciamo questo perché me lo sento. Questo è il giudizio che viene, che si sviluppa durante anni e anni e anni di esperienza e di riflessione.

E all'inizio, come all'inizio tu, all'inizio mio, di molte persone giovani, non sai esattamente cosa fare, non hai nessun tipo di gusto, di giudizio, e quindi cerchi il feedback di altre persone. Questo è importante per Armani, cerchi il feedback di altre persone, ma alla fine diventi così bravo nel prendere decisioni, come Armani, che non vai più da altre persone. E arriva un punto in cui il tuo giudizio è così buono che non riesci nemmeno a spiegare perché è così, e quindi le persone che hanno raggiunto questo punto come Steve Jobs, come Armani, sono poi quelle persone che creano veramente delle opere d'arte, delle cose bellissime.

Francesco

Ha sviluppato quel giudizio, quel gusto,

Marco

che non puoi insegnare, non puoi neanche capire esattamente cosa va. Però tramite questo giudizio e questo gusto si trova a lanciare, a creare arrediti, arredi per una casa che viene arredata tramite il suo gusto, tramite il suo giudizio che ha sviluppato durante gli anni.

17 "Less but better": il principio di sottrazione (Dieter Rams)

Francesco

Un altro concetto che mi ha colpito molto del libro di Armani e del suo pensiero è il concetto di "less but better", quindi meno ma meglio. Quindi come parlavi anche tu prima del concetto della semplicità, dell'andare controcorrente, lui scrive: "l'essenzialità di un vestito, di un abito, è fatta per seguire il corpo e i suoi movimenti. Non è uno stile estetico per cercare consenso, per cercare fama, ma è una continuità tra l'abito e la persona". Quindi Armani pensa alla semplicità come forza, e non è che lui parte da qualcosa di molto complesso, organizzato per arrivare al concetto di semplice, ma decide di partire direttamente dal concetto di semplice ed elaborare e costruire su quello.

18 Perché l'iPod ha vinto: il principio di sottrazione di Steve Jobs

Marco

Qua scrive: "la moda. La mia moda nasce da un lavoro di sottrazione". Quindi lui applica un processo di sottrazione alla sua moda. "Offro creazioni che durano nel tempo perché nascono dal presupposto che meno è meglio. Sono convinto che di meno è sempre meglio. Rubo la definizione al designer industriale Dieter Rams perché la trovo perfetta. Less but better. Il punto è che la mia essenzialità è fatta per perseguire il corpo e i movimenti. Non è una sfida estetica", quindi la creatività ha il fine di se stesso.

E questo concetto di semplicità è molto simile, anche Brunello pensa la stessa cosa. Infatti qua scrive nel libro Il sogno di Solomeo: "bellezza e semplicità, questo è un tema fondamentale e la semplicità non è eliminazione delle parti, ma sintesi prodotta da un grande lavoro di coscienza e di scienza. È molto più facile rendere una cosa difficile e complessa che rendere una cosa molto semplice".

Un altro esempio molto importante lo troviamo nel libro Insanely Simple di Steve. Dopo qua c'è l'esempio di quando è uscito l'iPod, ok? È stata veramente la grande differenza che l'iPod ha fatto. E la grande differenza è che prima tutti i player mp3 avevano tutto sul device, era tutto lì, quindi erano questi mattoni enormi, erano tutti lì. E grande genio di Steve e del team di Apple era applicare un progetto di sottrazione.

In questo caso cosa hanno fatto? Il device, l'iPod, era uno strumento dove cosa potevi fare solamente? Ascoltare la musica. Ma la musica non era sull'iPod, era su iTunes. Quindi su iTunes lì c'era la musica. Quindi invece di mettere tutto quanto sull'iPod, l'iPod è diventato un oggetto molto semplice dove cosa facevi? Selezionavi la musica, andavi avanti e indietro, aumentavi il volume e basta. Ed era un oggetto piccolissimo.

iTunes invece era dove mettevi tutta la musica, quindi potevi categorizzare gli artisti, la musica, i generi, e poi sull'iPod ascoltavi la musica. Quindi questo è un processo molto importante di sottrazione e di rendere un qualcosa il più semplice possibile. E nasce sempre, come abbiamo detto prima, da capire qual è l'esperienza più semplice dell'essere umano.

19 Perché Armani ha dedicato quarant'anni a un solo lavoro

Francesco

Andando avanti con il libro, Armani parla anche che se tu ci pensi, ha lavorato per 40-50 anni, sempre la stessa azienda, quindi comunque anche questo il lavoro della vita.

Marco

Della vita, è già vero.

Francesco

E lui scrive...

Marco

Aspetta, ricordiamo cosa vuol dire, nel senso Cucinelli pensava che avere una vita felice era dedicarsi a un sogno, il sogno di tutta la vita, quindi uno solo. E lui scrive...

Francesco

"In questi oltre 40 anni non c'è stato tempo se non per il lavoro. Non ho coltivato altre passioni. Ho avuto un rapporto necessariamente", quindi lui scrive proprio era necessario, "un rapporto necessariamente maniacale con il mio lavoro, e forse ho peccato, talvolta, di un perfezionismo quasi ossessivo, cercando di avere sempre il controllo su tutto". E questo concetto di perfezionismo l'ho trovato anche in altre storie: la storia di Ralph Lauren, Bugatti, Maserati, tutte persone che cercano la perfezione assoluta.

Marco

Però questo, dall'altra parte, è anche uno dei rimpianti più grandi che ha. Perché è uno dei rimpianti più grandi che ha? Secondo me la mettiamo qua, ora mettiamo la clip dove lui spiega il rimpianto più grande e poi torniamo e vi spieghiamo cosa ne pensiamo.

20 "Il mio rimpianto più grosso" (la voce di Armani)

Armani

Il rimpianto più grosso, più evidente, più chiaro, più scontato è di non essermi troppo occupato di me stesso. Sono stato molto attento con gli altri, forse a servizio degli altri e qualche volta addirittura al punto che forse avrei dovuto abbandonare il mio lavoro oppure dividere il tempo del mio lavoro fra il privato e il pubblico.

Non sono riuscito a farlo. Non sono riuscito a farlo per questo lavoro che ti impegna dalla mattina alla sera. E ho cercato al contrario di prendere, ad esempio, dall'esterno e portare gente, amici, amori, di portarli nell'ambito del mio lavoro, non il contrario, non uscire dal mio lavoro per scontrarmi con l'esterno, col mondo, ma portare il mondo dentro la mia storia, dentro la mia piccola realtà.

Mi ha obbligato a ricordare un percorso che ho fatto molto impegnativo, dimenticando lo stress. E questo è molto grave, non ve lo consiglio. Lavorate, tenete duro sul vostro lavoro, però non dimenticate che andando a casa avete o il gatto, o il cane, o il bambino, o la mamma, la nonna, o l'amante. Capito? Cioè, non dimenticate, perché poi andando avanti tu hai bisogno di persone al fianco.

21 Cucinelli vs Armani: due modi opposti di vivere il lavoro

Francesco

Quindi possiamo capire che anche una persona come Armani capisce che durante il corso della sua vita non ha dedicato abbastanza tempo per se stesso, per la cura della propria persona, per la cura, collegandoci a Cucinelli, per la cura della propria anima, stando con le persone che vuole bene, la famiglia, ma ha dedicato troppo tempo al lavoro. Che se tu ci pensi un concetto che va in controcorrente con Brunello Cucinelli, che dice "io alle 5 e mezza basta, ho finito, torno a casa, amico della famiglia, le mie figlie, i miei nipoti". Mettendoci Armani, come dicevo prima, in questi 50 anni di carriera non ha trovato tempo oltre che per il lavoro.

Marco

Per me mi fa pensare che a me piacerebbe vivere una vita che è a molte dimensioni. Quindi non solo c'è spazio per il lavoro ma c'è tanto spazio per la famiglia, c'è tanto spazio per lo sport, c'è tanto spazio per attività che non hanno a che fare con il lavoro in per sé. Perché mi va a pensare, cioè, tu dedichi tutta la vita al tuo lavoro e poi pensi che sia la cosa giusta e poi guardi questa piccola intervista con Armani e ti dice che ti fa capire che quello è stato uno dei suoi rimpianti, e che magari se lui tornasse indietro non farebbe la stessa cosa.

22 Perché il disegno è l'ultima difesa dell'essere umano dall'AI

Francesco

L'ultimo concetto con cui vorrei concludere è il concetto del disegnare. Cioè Armani fa riferimento al fatto che oggigiorno con questa intelligenza artificiale molte persone sono preoccupate di avere proprio lavoro rimpiazzato, che molti processi che ora compiono gli esseri umani saranno rimpiazzati con l'intelligenza artificiale, ok? Bene. E questo concetto di disegnare, anche il fatto di creare il primo disegno di un abito di fatto potrebbe essere rimpiazzato dall'intelligenza artificiale, cioè anche già ora in questo momento l'intelligenza artificiale fa delle immagini e disegni che sono improponibili.

Bene. Armani dice: "non sono assolutamente d'accordo, perché il disegno è la base del mio lavoro". E lui scrive che nessuno potrà mai rimpiazzare l'essere umano, almeno in questo campo, perché "il proprio tratto di matita, che si è bendato, chiarisce a un tecnico di sartoria come deve cadere quel vestito sul corpo di una donna". E sono proprio i disegni ad accompagnare il lavoro di uno stilista.

Un'altra cosa bella che ho visto in un'intervista, e Armani dice: "30 anni fa non mi aspettavo che a 80 anni sarei ancora stato lì a guidare l'azienda". In realtà ne rimane fino a oltre 90 a guidare l'azienda. "E non è perché si fosse accomodato sugli allori, ma è perché ci ha preso gusto. Quando le cose si fanno con il cuore e con la mente, quando si inventa mettendo davvero in gioco se stessi, il tempo è semplicemente una variabile relativa".

E Armani scrive: "il processo mi elettrizza ancora più del prodotto e mi piace sentire l'emozione di un'idea che nasce, mi piace affinarla, modificarla, correggerla e infine renderla esistente". L'ultima frase lo scrive: "questo lavoro che per me è la vita è un atto continuo di amore". Bello.

23 Chiusura

Marco

Bene, con questo vogliamo concludere questo terzo episodio di In Buona Compagnia. Spero che vi sia piaciuto e se vi è piaciuto, se avete imparato qualcosa di nuovo, iscrivetevi su Spotify, Apple Podcast e condividetelo con qualcuno che magari può essere interessato a queste cose. Bene, grazie mille e ci vediamo al prossimo episodio. Ciao ciao!