01 Intro
Pensa. Non avevamo nemmeno elettricità, televisione, telefono né acqua in casa. Unica concessione alla modernità una piccola radio a batteria.
Ogni giorno parlava dei suoi sogni e un giorno voleva fare l'ingegnere, un altro l'esploratore, poi il rivoluzionario, poi l'umanista e verso i 25 anni arriva alla decisione finale che voleva produrre pullover di cashmere, all'inizio però solo per donna.
E combina poi questo con qualcosa ancora più unico.
Che sognava, alla fine riuscito a farlo, sognava una forma di capitalismo contemporaneo dove il profitto non comportasse in nessuna forma né danno o offesa né a persone né a cose. In un'intervista dice: ma come puoi lavorare 12 ore al giorno? Doveva finire la tonente [?]. Il giusto lavoro affaticassi la persona, però solo con una sana stanchezza fisica, mentre per la mente dovrebbe essere simile a un gioco.
E ciò su cui lui si focalizza molto è che scrive che l'aiuto principale che lo ha portato a diventare l'imprenditore di successo che è oggi non sono stati gli studi nell'università più importante nel Regno Unito oppure lo stage nell'azienda più prestigiosa in Italia, ma è una cosa molto più comune e umile.
Lui dice ci sono tre cose che non puoi comprare, però l'ultima non ce l'avevo pensato: ti devi prendere cura. Marco Aurelio ci ha lasciato quello che forse è la più esauriente delle massime: vivi come se ogni giorno fosse l'ultimo, progetta come se vivessi per l'eternità.
Benvenuti in Buona Compagnia, siamo Marco e Francesco e ogni mese ci immergiamo in una storia di una persona che ci affascina e ci inspira e vi raccontiamo cosa impariamo. Questo mese abbiamo letto il libro Il sogno di Solomeo di Brunello Cucinelli e oggi vi raccontiamo cosa abbiamo imparato. Ok Fra, qual è stato secondo te la cosa più importante che hai imparato?
02 "Mi sento custode del creato": l'imprenditore della bellezza del mondo
Quando ho finito di leggere il libro, la prima cosa che mi è venuta in mente è che oggi, molte volte, guardando principalmente le notizie, le news, i giornali, siamo sempre abituati a omicidi, massacri, comunque qualcosa di agghiacciante e crudele. E molte volte anche qualcosa che forse ci siamo autoconvinti che il pianeta Terra, comunque la natura, starebbe meglio senza di noi.
Però io nel mio piccolo mi considero ottimista e quindi ho sempre pensato che in realtà senza di noi, senza l'essere umano il quadro generale del creato collasserebbe e finalmente leggendo questo libro ho trovato una persona che la pensa come me e che anzi è molto più ottimista di me e proprio per questo c'è tanto da imparare da Cucinelli.
E soprattutto una cosa che lui ripete praticamente quasi all'infinito nel libro è che lui si sente custode del creato e si sente responsabile della bellezza del mondo. Cioè, dimmi quante volte ti è capitato di sentire da un imprenditore multimiliardario che si sente protettore e responsabile della bellezza del mondo. Lui non lo dice tanto per dire o per far piacere o per farsi piacere, ma lo ripete costantemente in ogni capitolo in tutto il libro.
03 Anni incantati: l'infanzia in una famiglia contadina
Sì, la cosa bella anche è come Cucinelli descrive i suoi anni d'infanzia. Sono le prime due parole con cui comincia questo racconto e scrive "anni incantati", e non ti aspetteresti mai di poter leggere queste parole da un ragazzo che è nato in povertà.
Pensa, non avevamo nemmeno elettricità, televisione, telefono né acqua in casa. Unica concessione alla modernità una piccola radio a batteria. E poi bello la racconta qua a sei anni. Al mattino d'estate scendevo a prendere il pane che mio zio Tonino che aveva la funzione di stalliere mi aiutava a mungere. Poi ritornavo in cucina e con quel latte caldo e schiumoso lo miscelavo al caffè d'orzo e vi inzuppavo il pane che una sola volta a settimana i miei genitori cuocevano nel forno a legna.
E questa vita in campagna, cresciuta in una famiglia contadina, trasmette a Cucinelli degli insegnamenti importantissimi che formano non solo la sua personalità, ma anche la sua mentalità da futuro imprenditore. Il primo insegnamento, che secondo me è uno degli insegnamenti più importanti, è che nella sufficienza c'è l'abbondanza.
Qua scrive: i sapori semplici non hanno affatto meno gusto dei più raffinati. L'acqua e un pezzo di pane danno il piacere più pieno a chi sa apprezzare questi valori. Vivere con poco non solo è salutare, ma ci libera dall'apprensione verso i bisogni della vita, ci protegge dagli imprevisti della sorte.
04 Nella sufficienza c'è l'abbondanza
Infatti come dici te, è anche questa frase che secondo me è davvero bella, "nella sufficienza c'è l'abbondanza", ed è proprio la vita contadina che inizia a formarlo. Perché Brunello scrive, secondo lui, l'essere umano inizia a formarsi e a costruire il suo pensiero nella prima parte della sua vita. E lui, nella prima parte della sua vita, nell'infanzia, è stato abituato alla sufficienza, ad avere quello che è necessario.
Ed è proprio da questo periodo che lui viene fortemente influenzato, soprattutto vedendo il suo nonno, racconta, che pregava affinché ricevesse il giusto vento, il giusto freddo, il giusto sole e la giusta pioggia. Ed è proprio qui che infatti incominciano le sue prime riflessioni sulla bellezza del creato, sulla sua voglia di sentirsi responsabile, ma soprattutto di capire quale fosse il giusto equilibrio tra profitto e dono.
05 Profitti onesti: dentro il bilancio Cucinelli
Infatti a Natale, quando si facevano i conti col padrone (che era il proprietario della fattoria), quando lo zio e il nonno tornavano a casa non parlavano mai di numeri. Da loro sapevamo soltanto che per quell'anno era andato piuttosto bene oppure un buon anno, speriamo meglio nel nuovo, che voleva dire che c'erano pochi soldi. Ma questa moderazione non mi dispiaceva. Non si pensava troppo ai soldi.
Quell'idea, come detto te, quell'idea della giusta quantità di ogni cosa mi ha sempre attratto. E questo è un insegnamento che spinge Cucinelli a crescere l'azienda in un modo completamente diverso. Il concetto chiave qua è la giusta quantità di ogni cosa. L'obiettivo di Cucinelli non è mai stato quello di far crescere l'azienda rapidamente, di avere una crescita esponenziale o di fare profitti esagerati.
Infatti, quando sceglie la sede della sua fabbrica in crescita, qual è la sede? È Solomeo. Poteva scegliere qualsiasi altra città, invece sceglie Solomeo e scrive: non facevamo profitti esagerati. Era questo il nostro obiettivo. Volevamo una giusta crescita, un giusto profitto e che tutto fosse gentile.
Brunello Cucinelli è una società quotata, e l'obiettivo era produrre un prodotto con dignità. Voleva un profitto con dignità. E questo voleva dire che bisognava rispettare i produttori della materia prima, gli artigiani, quelli che lavoravano per l'azienda, anche con una compensazione che era molto più alta della media. Tutto quanto doveva essere equilibrato.
E qua scrive: abbiamo più del 50% di investitori americani come azionisti. Prima di quotarci, gli ha detto, state cercando un'azienda che cresce molto velocemente, che fa profitti che sono troppo alti? Beh, non investite in questa azienda.
Volete invece un'azienda che cresce in modo grazioso. Questa parola a me è sentita da una persona che pensa ai profitti come una cosa graziosa. Quindi gli ho detto: volete un'azienda che cresce in modo grazioso, che permetta ai fornitori di crescere insieme ad essa, così che i vostri artigiani possano crescere così come il personale dell'azienda? Beh, allora investite in questa azienda.
Infatti se andiamo a guardare il Financial Statement del 2024, è interessante perché la Brunello Cucinelli è quotata in borsa, quindi ognuno può andare a vedere il Financial Statement. È interessante vedere i ricavi, quello che spende per i lavoratori, per gli artigiani, e qua se uno va a vedere si vede che, beh, i ricavi totali sono di 1,3 miliardi. Penso di aver fatto i conti giusti, però mi potrei sbagliare.
Però, dai conti che ho fatto, il 18,3% va ai dipendenti, il 17,5% di tutti i ricavi va agli artigiani esterni che sono intorno ai 223 milioni. Poi abbiamo i fornitori. L'8,1% va ai fornitori, che sono chi fornisce il cashmere, la pelle, i tessuti. Un'altra percentuale va alla gestione dell'azienda, quindi affitto a negozi, marketing, trasporti. E solamente il 10,1% di tutti i ricavi va agli azionisti e ai proprietari.
06 Perché restare nel borgo invece di andare in città
Quindi già analizzando questi conti, questo studio che tu hai fatto, si può notare quanto Brunello sia una persona speciale, diversa da tutti gli altri. È una cosa che sottolinea bene che lui è davvero diverso da tutti gli altri e che, specialmente in quegli anni, mentre tutti stavano emigrando dalla campagna verso la città per cercare più fortuna, più soldi e un miglior lavoro, lui fa la cosa opposta, rimane tuttora dell'idea opposta e decide di costruire un impero letteralmente multimiliardario in un borgo medievale.
Dove nasce questa voglia di rimanere in un posto incantato, mentre tutti gli altri lo circondavano da persone che volevano andare via dal posto in cui erano nati? Perché ogni Natale tutta la famiglia si radunava e c'era in particolare uno zio che era andato a vivere in Francia. E l'esperienza che il suo zio raccontava, il fatto che gli mancava sempre casa, gli mancava sempre l'Italia, le sue abitudini, influenza profondamente il pensiero di Cucinelli.
E infatti scrive: commosso dalla sua dura esperienza, pensai che un essere umano, se lo desidera, deve poter vivere dove è nato, tra le forme, gli odori, lo spirito dei luoghi che lo hanno forgiato e custodito.
07 Cosa si perde nel passaggio dalla campagna alla città
Un'altra cosa che ha sicuramente influenzato Cucinelli a scegliere Solomeo come sede dell'azienda è quando all'età di 12 anni la sua famiglia si trasferisce a Perugia, e come tante famiglie, anche la nostra, dal sud si trasferisce al nord per lavorare in fabbrica e quindi per avere più, cercare una vita migliore, una vita più prospera.
E qua scrive: dalla sera al mattino cambiò totalmente la modalità della vita. Ora avevamo il bagno, la doccia, il riscaldamento e l'elettricità. Una grande differenza la fece la televisione, perché quando si mangiava tutti insieme eravamo meno sociali perché naturalmente si guardava la televisione.
Quindi cos'era questa città che ora sperimentavamo? Ci dava molte cose, macchine, benefici materiali, ma tutti proprio non necessari, alcuni dei quali addirittura ci portavano a isolarci. E qua è una cosa importante perché lo si vede anche, soprattutto oggi, che la solitudine, la povertà spirituale ed economica vanno a braccetto col progresso della città moderna e contribuiscono a quel mal dell'anima col quale dobbiamo poi convivere.
08 I libri e la solitudine come educazione vera
Migrando dalla campagna alla città anche lui subisce delle vere e proprie discriminazioni, quindi lui scrive che sì veniva dalla campagna ma comunque non era e addirittura non parlava italiano, quindi parlava dialetto e anche se comunque lo spostamento non è che fosse appunto da Perugia a Torino o da Perugia a Milano ma dalla campagna fino alla città di Perugia. Anche in questo caso si notava la differenza tra chi viveva in campagna e chi viveva in città. E quindi l'unico sfogo che Cucinelli aveva era nei libri.
E ciò su cui lui si focalizza molto è che scrive che l'aiuto principale che lo ha portato a diventare l'imprenditore di successo che è oggi non sono stati gli studi nell'università più importante nel Regno Unito oppure lo stage nell'azienda più prestigiosa in Italia, ma una cosa molto più comune e umile, cioè i libri. E lui dà questa definizione dei libri, che è affascinante, scrive: i libri ci insegnano ad ascoltare la voce umana degli altri e nostra, per questo sono praticamente insostituibili per il nostro animo.
È un altro aiuto che lui definisce essenziale è la solitudine, cioè la capacità di conoscere se stessi. Quindi anche in un'intervista che abbiamo guardato lui dice che è in grado di accendere un fuoco d'inverno, sedersi davanti a un fuoco, essere lì ore, ore, ore, ore, semplicemente a pensare, ma da solo. E quelle ore a pensare non sono sprecate, ma sono ore usate per conoscere se stesso, per conoscere la propria anima.
09 Il libro che cambia tutto: The Marketing Imagination
Adriano imperatore diceva che considerava i libri una guida della vita e la vita una conferma dell'immenso valore dei libri. Infatti anche come scrive il libro, come parla, si vede molto che è un poeta, un filosofo, è appassionato della filosofia.
E poi, visto che stiamo parlando di libri, parliamo di quel libro, di quella idea che ha formato veramente Cucinelli come imprenditore. All'età di 25 anni legge un libro che sarebbe diventato la pietra angolare della sua mentalità imprenditoriale. Il libro si chiamava The Marketing Imagination di Theodore Levitt, che parlava di economia e di mercato, un libro fondamentale che forma Brunello Cucinelli come imprenditore.
Però prima di parlare di questo libro è interessante vedere perché lui ha scelto di fare moda. E anche vedere che non era veramente un bravo studente all'università.
10 Federica, l'università e l'incontro con la moda
Esatto, perché dopo che si trasferisce a Perugia, finisce il liceo e decide di iniziare l'università, però diciamo che non gli interessa tantissimo perché in tre anni dà solo un esame.
Fa ingegneria.
E anche questo ci fa vedere che in realtà il successo non è dato dall'essere bravo, dall'essere tutti trenta. In quel tempo, mentre va a scuola o all'università, nello stesso bus incontra la sua futura moglie, che è appunto Federica.
E Federica è un personaggio chiave perché collega sia la sua passione per la moda, sia perché decide di rimanere a Solomeo. Decide di rimanere a Solomeo perché Federica è di Solomeo. In realtà Cucinelli non è di Solomeo, ma lui è Federica. E quindi iniziando a frequentarla, a visitare questo borgo, se ne innamora e vedendolo così abbandonato a sé stesso, si sente male.
Proprio perché, come abbiamo detto prima, si sente responsabile della bellezza del mondo e custode del creato, si innamora di questo posto e decide di custodirlo e poi appunto di creare la sua azienda.
Mentre invece per la moda, si appassiona alla moda perché il papà di Federica aveva una bottega dove vendeva mercerie, stoffe, tessuti, e grazie al padre di Federica si appassiona alla moda e decide che quello sarebbe stato il suo mondo. E grazie a Federica, perché è bello che lui si confida con lei, perché in realtà non aveva ancora le idee chiare, scrive che ogni giorno parlava dei suoi sogni, un giorno voleva fare l'ingegnere, un altro l'esploratore, poi il rivoluzionario, poi l'umanista, ma grazie a lei capisce qual è la sua strada e verso i 25 anni arriva alla decisione finale che voleva produrre pullover di cashmere, all'inizio però solo per donna.
11 Un solo sogno per tutta la vita
Lui è sempre stato convinto che se oggi vedi una persona cerca di fare tante cose, di muoversi da una cosa all'altra, faccio questa compagnia, poi la vendo, poi faccio l'altra, faccio un'altra cosa. Invece lui è stato il contrario. Lui crede fortemente che per realizzare qualcosa di speciale è necessario concentrarsi unicamente su di un solo progetto che rappresenta il sogno della vita.
L'unica cosa, e infatti Brunello Cucinelli l'ha cominciata a 25 anni, ora sono 47, 45 anni, e lui ha piani di tre anni, di trent'anni e anche di secoli. Questa è la sua unica ossessione, questo è un solo sogno, è il suo sogno, è l'unica cosa che vuole fare.
E qua c'è un esempio molto bello del medico giapponese che è morto per effetto delle radiazioni con la bomba atomica di Nagasaki, il quale diceva ai suoi figli: figli cari, abbiate un sogno. Abbiate un bel sogno. Seguite soltanto un sogno, il sogno di tutta la vita.
La vita umana che ha un sogno è lieta. Una vita che segue il sogno si rinnova di giorno in giorno. Figli cari, la vita umana che sembra corta è lunga. E quella che sembra lunga è corta.
12 La quercia: piantare per chi verrà dopo
Del fatto che ti ho detto che lui ha piani anche secolari, questo è verissimo, perché ritorna sempre sul fatto che lui si sente custode del creato e responsabile della bellezza del mondo.
Un esempio perfetto è quando nelle sue opere di abbellimento del borgo medievale di Solomeo, decidono di piantare una quercia e mentre la stanno piantando il giardiniere commenta che loro, Cucinelli compreso, non sarebbero mai arrivati a godere della vasta ombra offerta dalla pianta. Perché appunto essendo una quercia, una pianta secolare, impiega tantissimo tempo a crescere.
E Cucinelli scrive che per lui quello era un investimento, perché quella quercia avrebbe abbellito la vita di chi sarebbe venuto dopo di noi. Quindi anche se lui non avrebbe goduto della ombra, questo è una metafora, non avrebbe goduto della ombra offerta dalla quercia, ma comunque le generazioni future ne avrebbero goduti quella ombra. Quindi anche ora che si sta avvicinando alla fine, la sua missione è ora lasciare qualcosa di bello alle generazioni future.
13 Le tre dimensioni che rendono il brand impossibile da copiare
Infatti c'è un articolo di Famiglia Cristiana che ho trovato sul suo sito dove lui scrive che ogni azienda è destinata a morire, e secondo me il fatto per... secondo me decide anche di rinnovare Solomeo, di creare un teatro, una libreria, un parco bellissimo. Perché magari sa che forse la sua azienda morirà magari tra 150 anni, ma quel teatro, quel parco, quel borgo rimarrà lì per secoli e secoli.
Quindi ora torniamo al libro, che lui descrive come il libro che diventò la pietra angolare della sua mentalità imprenditoriale. E come detto prima il libro si chiamava The Marketing Imagination e l'idea principale era che i paesi sviluppati avrebbero dovuto specializzarsi in prodotti di alta qualità se non volevano essere soppiantati dai paesi emergenti che stavano imparando a realizzare quelli di qualità a un costo molto molto minore.
E quindi questa visione anticipa ora quello che ora è molto evidente, cioè che la competizione sui costi è una battaglia persa per i paesi occidentali. E quindi Cucinelli compete su tre dimensioni, secondo me molto importanti, che non possono essere copiate.
Il primo, come abbiamo detto, è Solomeo, perché a Solomeo non può esistere un'altra casa di moda. Solomeo non è solamente un posto fisico, ma è anche l'anima del brand. È uno strumento di ispirazione dove l'animo di questo posto, secondo me, si trasferisce alle persone lì perché lì stanno bene.
E poi questa anima, questa voglia di lavorare, si trasferisce ai prodotti che sono creati. E quindi quando Cucinelli decide di andare a Solomeo, quindi di spostare la sua sede che era in crescita,
14 Acquistare il castello, ridare vita al borgo
A Solomeo? Esatto, perché lui sposta la sede da Perugia a Solomeo e decide di acquistare sia la torre che il castello medievale, ma non solo di acquistarle, ma decide di rinnovarle e riabbellirle e ridargli nuova vita e di dare sede dell'azienda lì a Solomeo.
E tutti si chiedevano: ma come si poteva lavorare bene in un borgo medievale? Cioè, è un borgo medievale, non è una città industriale come Milano. Come poteva quell'antico castello essere più efficace di una struttura funzionale moderna?
Si pensava, visto che internet era molto lontano, si credeva che fossimo molto lontani, perché l'economia contemporanea ha bisogno di contatti in tempo reale. Poi c'era un castello, le scale interne, gli ambienti piccoli e le pareti che non si potevano toccare perché c'erano tutti i dipinti freschi.
Lui scrive questo qua importante: quell'ambiente funzionava perfettamente e se non era adatto alla frettolosità dei tempi lo era per lo spirito, e questo contava molto.
Esatto, perché lui scrive: io non creo, ma tramando. E secondo lui, secondo anche la sua visione, comprare quella torre, quel castello e dare sede alla sua azienda a Solomeo avrebbe dato vita a tre grandi concetti. Cioè, lavorare in un luogo antico è bello, ma soprattutto rivalorizzare la rocca e il borgo, e qua torniamo sempre alla sua visione a lungo termine del custode del creato e lasciare qualcosa di bello alle generazioni future, che quel borgo nell'arco di 20, 30, 40 anni, grazie alle sue opere di riabbellimento, avrebbe conosciuto una forte rivalutazione economica e di qualità di vita.
15 Il cashmere come bene permanente
E quindi è impossibile replicare l'energia creativa che nasce da Solomeo, da quel borgo medievale. Quindi la seconda dimensione che rende il brand unico è la scelta di produrre cashmere.
Quindi perché lui decide di produrre cashmere?
Scrive, questo l'ho letto in un'intervista, e lui dice perché stava utilizzando qualcosa che teoricamente non va mai sprecato. Non si butta mai via un maglione di cashmere e l'idea di produrre qualcosa che non si scarta mai, che non si butta mai via, mi piaceva molto.
Qua è interessante perché Cucinelli non è nel business di produrre maglioni o di produrre abiti d'abbigliamento. Se io ti chiedo, cosa fa Brunello Cucinelli? Magari tu mi dici, produce abiti d'abbigliamento, ma lui secondo me è nel business della bellezza permanente, è nel business di creare un patrimonio personale o anche familiare.
Perché? Perché un maglione di cashmere di Cucinelli non si butta, cresce con te. Quando tu spendi 3-6 mila euro per un oggetto di Cucinelli, quell'oggetto fa parte del tuo patrimonio personale ed è un oggetto che non può essere buttato e che magari può anche essere tramandato di generazione in generazione, e combina poi questo con qualcosa ancora più unico che è
l'alta artigianalità italiana.
16 L'alta artigianalità italiana: costosi ma non cari
Qua scrive: ferma era l'idea di produrre capi di alta manualità e artigianalità italiana, prodotti che fossero sì costosi ma non cari. Questi costosi ma non cari? Sì. Qua è interessante capire qual è la differenza. Costosi ma non cari. Destinati ad una fascia di mercato detta di lusso assoluto.
Quindi qualità, artigianalità, italiano soprattutto, creatività, esclusività e cultura del bello sono gli elementi che vorremmo fossero distinti del nostro brand di Brunello Cucinelli. E qua scrive: il lusso, il lusso assoluto, ok? È un bene artigianale. Il 52% dei prodotti sono tutti fatti a mano, tutti fatti a mano, cuciti a mano, fatti a mano. Quindi il lusso assoluto rappresenta l'alta artigianalità, in questo caso italiana.
Infatti lui scrive che è convinto che non ci può essere qualità senza umanità. Quindi la qualità del lusso, come dicevi te, creato dall'essere umano, dalle mani dell'essere umano.
Un'altra persona o concorrente, beh, magari può copiare il cashmere, può aprire una fabbrica, può assumere un designer, ma non può replicare anni e anni, trent'anni di rapporti con artigiani umbri.
E soprattutto non può replicare l'artigianato, perché lui scrive: il lavoro a mano rappresenta la vita ed è proprio sull'artigianato che si fonda la bellezza.
E soprattutto non può trasmettere, nessuno può copiare la sua filosofia, la sua mente, e quindi Cucinelli ha costruito un ecosistema dove il luogo (quindi Solomeo), le materie prime (il cashmere), l'artigianalità italiana (quella vera) e la sua filosofia si alimentano tutti insieme creando un vantaggio che ora è unico, è speciale.
Il terzo elemento, quindi la terza dimensione, abbiamo parlato del Genius Loci, quindi lo spirito del luogo, il cashmere, e ora finiamo con quello che lui descrive, il capitalismo umanistico.
17 Il capitalismo umanistico: profitto senza danno né offesa
Lui conia questa espressione che è davvero importante, perché se noi ora pensiamo al capitalismo, come dicevi tu prima, il fatto di fondare un'azienda, portarla su massima espansione e poi venderla e fare l'exit. Esatto. È quindi completamente il contrario di quello che lui pensa.
Cioè, lui sognava, e alla fine è riuscito a farlo, una forma di capitalismo contemporaneo. Cioè, è questo impensabile che un imprenditore di oggi possa pensare una cosa del genere? Dove il profitto non comportasse in nessuna forma né danno o offesa né a persone né a cose, ma allo stesso tempo fosse in grado di migliorare la condizione della vita umana.
E questo concetto di capitalismo umanistico vede al centro l'uomo, cioè il lavoro non deve essere fatica, non deve distruggere l'essere umano.
Qua scrive: un lavoro è adatto all'uomo non solo per la sua giusta quantità ma anche per la sua giusta qualità.
Lui voleva la giusta crescita, il giusto profitto e che tutto fosse gentile e premuroso verso la natura, il creato e l'essere umano.
18 Le regole quotidiane: niente email dopo le 17:30
Infatti, se guardi come è strutturata l'azienda, si comincia alle 8 del mattino e alle 17 e mezza è vietato lavorare oltre. Nessuna email può essere inviata a più destinatari, quindi oggi magari fai copy and copy in CC, sì sì [?], e ci sono 10-20 persone e qua lui dice solo uno o due. Niente invii di gruppo.
Perché una singola email deve essere letta da 10 persone diverse, a meno che non siano le 10 persone interessate a quella specifica questione?
E qua descrive: la prima volta che sono stato a New York, questo l'ho letto in un'intervista, la prima volta che sono stato a New York avevo un ufficio molto piccolo e si mandavano email da una parte all'altra e ho detto assolutamente no, alzati e vai dal tuo collega e chiedigli quello che gli devi chiedere.
E questo concetto di lavoro, che è completamente diverso, ripeto, da quello che siamo abituati noi oggi, può essere visto come un'utopia, come qualcosa di impossibile. Però lui dà una sua definizione anche alla parola utopia, che è speciale.
Cioè, il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità o coraggio di fare. È un sogno, quindi il suo sogno, compreso il sogno di Solomeo, è un sogno fino a quando si comincia da qualche parte. E solo d'allora diventa un proposito, c'è qualcosa di infinitamente più grande.
19 "L'utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha coraggio di fare"
E questa era una quote di Olivetti. Lui l'ha scritta nel suo libro. Adriano Olivetti ha detto questa è quella che è considerata utopia.
20 L'entrata nel total look e il borgo come destinazione
Tu prima hai parlato di New York e infatti in questo periodo lui inizia a viaggiare perché l'azienda va bene, il restauro del borgo medievale procedeva piuttosto con costanza e comunque andava bene e tutto insomma andava per il verso giusto. E fino ad allora Cucinelli come brand era identificato come un brand di maglieria di cashmere made in Italy.
Però il prodotto si vendeva molto bene, i mercati lo apprezzavano e iniziavano ad arrivare offerte comunque proposte di iniziare a pensare a produrre un total look e soprattutto di donna e uomo, e qua Brunello prese una scelta che comportò una svolta netta per la sua industria e per la crescita nel futuro, cioè decise di entrare nel mondo dell'abbigliamento pregiato uomo e donna.
E la cosa bella è che ora il successo dell'azienda non era lui che doveva spostarsi per andare a cercare produttori, fornitori, investitori, ma erano ora le persone, turisti, giornalisti, clienti, fornitori, che andavano a visitarlo in un borgo medievale. C'è questa foto che abbiamo visto dove lui raccoglie i maggiori investitori, comunque le persone più importanti della Silicon Valley, quindi dal polo mondiale dell'innovazione tecnologica, in un borgo medievale, a Solomeo.
E in questo borgo, come dicevo prima, Cucinelli acquista la torre, il castello e l'intero borgo. Decide di costruire un teatro, decide di costruire una scuola artigianale. Camminando, osserva la pianura che costeggia il borgo e vede dei capannoni abbandonati e decide di acquistare quei capannoni per dare vita a quella zona, per costruire un bosco con alberi.
Ma soprattutto sono opere, e lui consapevole, che a breve termine, soprattutto per lui, lui le vedrà per poco, ma sono opere che andranno nelle generazioni future, che vivranno lì. E come dicevi te, sì l'azienda può morire, ma quel posto non morirà mai.
21 Il seme del grano: pensare in secoli
Non morirà mai. Sta pensando già in secoli. Questa è una cosa che ha imparato molto da suo papà. Da suo papà ha preso, gli ha insegnato una cosa molto importante.
Cioè, conservare il seme del grano e riutilizzarlo per incrementare le future coltivazioni simboleggia l'importanza di investire per il domani. È di questo che lui sta facendo con la sua compagnia e con Solomeo.
Simboleggia che ogni generazione, come la sua, come la nostra, come quella più giovane, conserva con sé il suo seme fatto di insegnamenti e saggezza, che poi, se riutilizzato nel modo giusto, passa alla nuova generazione che lo può usare per rendere il suo futuro molto migliore.
Scrive: ho capito che l'eredità del passato non è mai un peso, ma ali che sostengono il futuro luminoso che ci aspetta. Marco Aurelio ci ha lasciato quello che forse è la più esauriente delle massime: vivi come se ogni giorno fosse l'ultimo, progetta come se vivessi per l'eternità.
Come vediamo, le riflessioni che lui fa stanno diventando molto più profonde. E infatti in questo periodo lui ha 55 anni e scrive: un'età essenziale perché è in quest'età che si iniziano a fare i primi bilanci personali e si comincia ad immaginare un assetto stabile per il futuro privato e lavorativo.
Ed infatti qua, che secondo me è importante, un altro passo che fa per il futuro dell'azienda, cioè decide di quotarlo in borsa a Milano. Però, perché decide di quotare in borsa? Per ricevere più soldi, più azionisti?
E il motivo principale, secondo me leggendo il libro, è che lui è consapevole che la capacità di gestire l'azienda non si eredita. Quindi lui ha due figlie e lui scrive: se saranno in grado di gestire l'azienda benissimo, ben venga. Ma dato che questa capacità non si può ereditare, nel futuro voglio dare una possibilità alla mia azienda, e quindi potrebbe essere governata da persone esterne alla famiglia ed è per questo che decide di quotarla in borsa.
Di fatto a Cucinelli, come abbiamo detto più volte, non interessano i soldi, il successo. Una delle frasi finali e lui scrive: il mio sogno, per chi non l'avesse capito, è quello di combinare insieme la bellezza del passato con la bellezza del futuro. Quindi come dicevi tu prima, lui si sente traghettatore dal passato al futuro.
22 Cinque principi aziendali che ogni imprenditore può imparare da Cucinelli
Scrive: dobbiamo ricordare questo e difendere le future generazioni perché possono anche loro tramandare ogni positivo messaggio che da noi scaturisce. Se i vecchi sono giovani dell'altro ieri, i tesori della loro gioventù sono permanenti e arricchiti dall'esperienza.
Andremo a cercarli, gli anziani, non soltanto per trarli dalla loro solitudine, ma anche per nutrirci della loro saggezza. Quindi quali sono i principi aziendali che altre persone, altri imprenditori, possono imparare da Cucinelli?
Beh, sicuramente la concezione del giusto lavoro, cioè che il giusto lavoro affaticassi la persona però solo con una sana stanchezza fisica, mentre per la mente dovrebbe essere simile a un gioco. Poi un altro valore che secondo me è importante è che i capi devono essere consapevoli che non può esistere eguaglianza nel beneficio se non vi è eguaglianza nella responsabilità dell'errore.
Un'altra cosa fondamentale è quando in un'intervista dice: il principio aziendale più importante è che devi credere nell'essere umano. Perché la creatività di un'azienda, diciamo che ad esempio un'azienda ha mille persone, ok?
Ci è stato insegnato che tra le mille persone magari sono due o tre persone che sono geniali. Ma io penso invece che se hai mille persone, hai mille geni. Sono semplicemente tipi diversi di genio e un grado diverso di intensità.
Noi teniamo una riunione qui con tutto il personale ogni due mesi. Tutti vi partecipano. Anche la persona con i compiti più umili sa esattamente qual è stato l'ultimo negozio che abbiamo aperto. Tutto è basato sulla stima e la stima può generare creatività.
Tutto è visibile quando le cose vanno bene e anche quando le cose non vanno tanto bene. Quando siamo tristi, quando siamo preoccupati, quando siamo felici. Se mostri tutti questi diversi stati d'animo, allora sei credibile.
Un'altra cosa importante è che nelle riunioni non puoi portare un computer. Tutto devi sapere tutto a memoria. Devi conoscere tutti i tuoi affari con un margine d'errore dell'uno e il due per cento. Perché uno è un allenamento mentale e due secondo lui è una forma di rispetto. Scrive: mi piace essere rapido come persona ma non mi piace che le cose vengano affrettate con leggerezza.
23 La qualità del lavoro: meno ore, più creatività
Questo per me è proprio il contrario a cui siamo abituati oggi. Sì, assolutamente il contrario.
Oggi è veloce, lavoro a 12 ore, lavoro a 15 ore.
Voglio i risultati subito.
Sì. Parlando di lavoro, che si collega sempre al capitalismo umanistico, in un'intervista dice: ma come puoi lavorare 12 ore al giorno? Dove va a finire la tua mente? E se ci pensi, oggi l'intera società è radicata attorno all'idea di più. Più lavoro, più ore, di più, di più, di più, e il più a lungo è diventato la misura del successo.
Per esempio, racconta in questa intervista (che poi la mettiamo nella description), per esempio l'altro giorno ero a Milano e ho incontrato due manager di 55 anni che lavoravano come investitori. Uno mi ha detto: lavoro dalle sei alle otto, sei alle otto, sei del mattino alle otto di sera. Seduto lì davanti a uno schermo.
E se nella società ora, inizia questo qua lavora duramente, porca miseria, e Cucinelli dice: beh, non gli affiderei niente di mio per 12 ore. Poi se vivi in città cosa fai? Torni a casa, ci vuole un'ora di tragitto, e la mattina dopo è qui che secondo me dobbiamo trovare un equilibrio dice.
Pensi di aver lavorato un'ora in meno? Ma la mattina dopo come ti senti? Il tuo tasso di creatività è alle stelle. Ad esempio Cucinelli quando ha fatto questa intervista dieci anni fa aveva 60 anni e dice: ora che ho 60 anni mi sento un po' più stanco e quindi ho deciso di lavorare sette ore invece di otto, perché sto iniziando ad essere vecchio, ma non ho ridotto la rapidità nemmeno di una frazione di secondo.
E poi dice: dobbiamo riscoprire la qualità del lavoro. Se durante il giorno quando lavori qualcuno ti manda un messaggio, e il messaggio è "beh cosa facciamo domenica, andiamo a mangiare una pizza", quando lavori quel messaggio lo ricevi solo dopo le 18. Dalle otto alle cinque e mezza che tu lavori è il massimo.
Poi dopo c'è il momento di relax dove ti puoi svagare, stare con la famiglia, andare a correre. Qua dice: alla sera alle cinque e mezza basta, ho finito, vado a correre, e ho un taccuino che porto con me e quando mi imbatto in una buona idea la scrivo.
E poi dice: un uomo di 58 anni si è suicidato, un grande manager italiano, penso l'anno scorso, e ha scritto: ho passato un'intera vita correndo, seguendo il lavoro, senza rendermi conto per nulla dei grandi ideali, dei grandi valori della vita. E secondo me i grandi valori della vita sono il lavoro per l'anima, la famiglia, l'amicizia, lo svago personale, quello che è qualcosa che ti interessa, che magari non è il lavoro in per sé.
Questa è bella: ho passato un'intera vita correndo, seguendo il lavoro, senza rendermi conto per nulla dei grandi ideali, dei grandi valori della vita. E questa è una questione di equilibrio.
Quelli che vengono da me e dicono, questo Cucinelli dice, "sai lavoro 15 ore al giorno", dico: non mi interessa, non mi interessa, mi interessa non la quantità, ma la qualità delle ore lavorative. Perché pensi che durante le prime 5 ore del giorno sei lo stesso che nelle ultime cinque ore della giornata? No, sei stanco e se sei stanco smetti di ascoltare e le decisioni che prendi sono molto rischiose.
Un altro principio importante, beh questo lo sappiamo, però lui dice ci sono tre cose che non puoi comprare, ok? Beh, la prima cosa, lo sappiamo, è la forma fisica. Ti devi mantenere in forma.
24 Le tre cose che non puoi comprare
Che tu sia ricco o no, nessuno può farlo per te.
Due, dieta. Non puoi pagare un'altra persona per metterti a dieta, per farti metterti a dieta. Non puoi pagare qualcuno perché stia a dieta per te.
E poi l'ultima che è non ci avevo pensato, beh la forma fisica sì, la dieta sì, però l'ultima non ci avevo pensato è che devi prendere cura dell'anima. Nessuno può curare la tua anima se non te, e questa è una cosa che puoi fare attraverso la cultura e la filosofia. Il vero modo per nutrire la tua anima è la filosofia.
Il vero malessere dell'essere umano è una cosa che molto molto si sente molto di più ora che prima, e questa inquietudine, questa ansia, questa anxiety che le persone sentono ed è molto più forte ora, la puoi solamente curare con il sapere, con la lettura, perché quando leggi ti immergi nelle storie di altre persone, nelle idee di altre persone che ti fanno riflettere ed è una sorta di terapia per la tua anima.
Sempre in quella intervista fatta dieci anni fa, quando Cucinelli aveva 60 anni, scrive, dice: l'imperatore Adriano era solito dire, gli affari quotidiani, la vita quotidiana, le faccende quotidiane uccidono l'essere umano. E dice: beh, non sono interessato alle faccende quotidiane.
Ora abbiamo scambiato l'informazione con la conoscenza, che non è la stessa cosa. Non voglio sapere. Non sono online e non ho nemmeno un computer. Sono un grande sostenitore della memoria. Se ricordo le cose, non ho bisogno di tornare indietro a controllarle e rivederle. Nell'azienda non puoi inviare email dopo le 17.
E questo ti fa capire come, magari al giorno d'oggi, la tecnologia sia un benessere, ma magari la tecnologia ci dà l'informazione e non la conoscenza. E quindi è magari per questo che per lui è molto importante studiare le grandi persone che hanno vissuto prima di noi. Andare indietro invece di leggere qualcosa che è uscito ora.
25 L'agire come motore della vita
Ricollegandosi a questo discorso della filosofia, una frase che dice in un'intervista che abbiamo visto è che l'uomo si completa prima conoscendo la matematica e poi conoscendo la filosofia.
Si concentra molto sulle sfide perché appunto sicuramente lui per costruire l'impresa, l'azienda, ricostruire un borgo medievale da zero ne ha dovute affrontare tante sfide, e scrive che le sfide che aspettano i volenterosi non sono né semplici né poche e richiedono tempo e impegno, però saranno senza ombra di dubbio vinte da tutti quelli che preferiscono la vita, e cioè che preferiscono agire.
E secondo Cucinelli è proprio l'agire, e non l'interesse, l'agire non l'interesse, ma è l'agire che deve essere il motore della nostra voglia di fare.
26 Un messaggio per chi sente il mal dell'anima
E questo è dedicato un po' a tutte le persone, donne e uomini che patiscono perché magari faticano a nascondere ai figli la sofferenza di una vita umiliata e che ogni mattina si alzano, vanno incontro al mondo per tornare un po' a casa con una speranza ancora delusa. A volte sono persone molto sole, e forse nemmeno io, dice, avrei potuto raggiungere quello che ho raggiunto senza i miei figli e senza Federica.
Però vorrei dire a tutte queste donne, tutti questi uomini che sentono questo mal dell'anima, giovani, anziani, voglio dire che quelle donne e quegli uomini usciti di casa potessero percepire la luce del futuro che ci aspetta e che la forza della gioia tornasse a nutrire i loro cuori. Come la pioggia fa con la terra, dopo una lunga siccità, tutti meritano una possibilità per raggiungere la piena felicità.
Sono convinto che non sia giusto porre un limite ai nostri sogni concreti, alle nostre ambizioni. Se vi diranno che il vostro piano è troppo grandioso, che magari lo si può suddividere in tante fasi diverse o che non è il momento giusto per metterlo in pratica, non date retta a queste persone.
Cercano di impedire il vostro volo.
Bene, così è come vogliamo concludere questo episodio e questo è quello che abbiamo imparato leggendo Il Sogno di Solomeo di Brunello Cucinelli.
Se vi è piaciuto iscrivetevi a Spotify o Apple Music, dipende dove state ascoltando questo episodio, e magari inviatelo a una persona che è interessata, magari può dare una mano a qualcun altro che magari ha un po' di questo mal dell'anima che tutti noi ogni giorno abbiamo. Grazie e ci vediamo al prossimo episodio. Ciao ciao!